Terremotati…finti. Marche: si spacciavano per senza casa. Procura e Gdf ne scovano 120, per ora

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 giugno 2018 13:13 | Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2018 14:07
Terremotati...finti. Nelle Marche: si spacciavano per senza casa. Procura e Gdf ne scovano 120, per ora

Terremotati…finti. Marche: si spacciavano per senza casa. Procura e Gdf ne scovano 120, per ora (foto Ansa)

ROMA – Terremotati…finti. Terremoto vero ma terremotati finti. Nelle Marche un’indagine, neanche tanto difficile, della Guardia di Finanza [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] coordinata dalla Procura di Macerata ne ha scovato 120 di terremotati finti, o almeno presunti tali. Di sicuro tra loro qualcuno, se non molti, avranno gridato e lamentato in più sedi che lo Stato “ci ha lasciato soli”.

Per non farsi lasciar soli i 120 (per ora 120 ma numero a crescere) facevano una cosa semplice semplice: mentivano allo Stato. Era facile: si dichiaravano senza casa. Anzi, si spacciavano per senza casa. Senza una casa in cui vivere perché, dicevano allo Stato, la casa in cui vivevano era stata terremotata. E quindi casa terremotata uguale casa inagibile. Dicevano allo Stato che la casa toccata dal terremoto era quella in cui vivevano.

Semplice, ma, semplicemente, non era vero. Mentivano, mentivano in carta da bollo. La casa colpita da terremoto era sì di loro proprietà ma era una seconda casa. Spesso da tempo affittata a turisti o studenti. I più accorti si erano premurati di inventarsi residenze fittizie di improbabili parenti in quelle case. Per mascherare il fatto che la casa toccata dal terremoto non era la loro prima casa, non era certo quella in cui vivevano.

E perché mai vestire da prima casa una casa di proprietà dove non si vive? Perché quel fessacchiotto dello Stato che giustamente paga un contributo abitativo a chi ha perso la casa in cui abitava, non sta tanto a guardare chi gli racconta la verità e chi allunga la mano, approfitta, si fa furbo. Scrivevi, dichiaravi, attestavi che quella in zona terremoto era la casa in cui vivevi e arrivava a casa, quella vera e altra, contributo di Stato in euro per pagarsi casa.

L’indagine chissà perché battezzata Anubi dalla Guardia di Finanza di Camerino (Anubi divinità egiziana dai molti misteri e dominante nell’oscurità) era in fondo molto facile. Bastava incrociare auto dichiarazioni e residenze vere. Ma alla Guardia di Finanza va riconosciuto coraggio.

Perché coraggio? Perché se in Italia si incrociassero e confrontassero, mettiamo, i dati delle autodichiarazioni per esenzione ticket sanitario con i dati patrimoniali delle stesse famiglie, se si incrociassero i dati delle dichiarazioni dei redditi con quelle dei consumi, i dati dei depositi in banca e del risparmio privato gestito con quelli relativi al numero e alla tipologia di coloro che richiedono e ottengono sussidio e agevolazione elargiti in denaro pubblico…Beh, se si adottasse come metodo questo incrociare, allora sarebbe eversione, sovversione, attacco al cuore del sistema. Insomma l’Italia vera verrebbe giù.

Infatti 120 terremotati finto nelle Marche sono una notizia tollerabile. Forse anche 240. Ma guai se un incrocio dati dovesse registrare qualche paio di migliaia o giù di lì di terremotati finti o gonfiati su scala  pluri regionale. In qujel caso, fermare la macchina, spegnere il computer e chiuderla lì. Che è meglio…