Cronaca

A rischio i rimborsi per le imprese dopo il Ciclone Harry, le polizze contro le catastrofi naturali non coprono le mareggiate

Il ciclone Harry ha colpito duramente le Regioni del Sud Italia, provocando danni ingenti a porti, stabilimenti balneari, infrastrutture e attività produttive. Il maltempo ha messo in ginocchio numerose imprese, ma ora emerge un problema assicurativo che rischia di aggravare ulteriormente la situazione economica. Secondo quanto denunciato da Assoutenti, molte aziende potrebbero non essere risarcite perché eventi come le mareggiate e le piogge estreme non rientrerebbero tra i rischi coperti dalle polizze obbligatorie contro le calamità naturali.

L’associazione ha lanciato l’allarme parlando di “Escluse mareggiate e bombe d’acqua“, ricordando che l’obbligo assicurativo introdotto con la manovra 2024 riguarda solo specifiche tipologie di eventi. Il presidente Gabriele Melluso ha dichiarato: “Il sistema delle polizze catastrofali è ancora in una fase sperimentale, e utilizzarlo oggi per discriminare tra imprese ‘meritevoli’ o meno di ristori pubblici è profondamente sbagliato, soprattutto quando l’obbligo assicurativo non corrisponde a una copertura reale ed efficace dei rischi che colpiscono il territorio”.

Polizze e rischi esclusi: il nodo normativo

Secondo Assoutenti è stato imposto “un obbligo alle imprese” senza fare “bene i conti” con gli eventi realmente distruttivi. La normativa infatti “prevede come rischi assicurabili obbligatori esclusivamente alluvione, inondazioni, esondazioni, terremoti e frane. Restano invece espressamente esclusi fenomeni ormai ricorrenti e devastanti, quali mareggiate, penetrazione di acqua marina, allagamenti causati da piogge brevi e di intensità eccezionale, le cosiddette ‘bombe d’acqua’, infiltrazioni, trasudamenti, umidità e variazioni della falda, numerosi danni indiretti come l’interruzione di energia o servizi essenziali, le spese di demolizione e sgombero, sempre escluse dalla polizza obbligatoria”.

Melluso ha parlato di “paradosso evidente”: “In questo modo si obbligano le imprese ad assicurarsi contro rischi che, nei fatti, non sono assicurati”. E ha aggiunto che il rischio concreto è che le “polizze catastrofali diventino una scusa surrettizia per ridurre l’intervento pubblico e spostare sui privati il costo dell’inerzia politica”. Intanto resta il timore che chi non è coperto possa perdere anche l’accesso a contributi e agevolazioni.

Stato di emergenza e intervento del governo

I danni del ciclone Harry sono arrivati sul tavolo del Consiglio dei ministri, che ha deliberato lo stato di emergenza nazionale per Sicilia, Sardegna e Calabria. Il ministro Nello Musumeci ha spiegato: “Lo stato di emergenza può durare 12 mesi, prorogabile per altri 12, come prevede il Codice di protezione civile. Per fare fronte ai primissimi interventi previsti dall’art. 25 lettere a,b,c del Codice di protezione civile, è stata deliberata la somma complessiva di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. Nei prossimi giorni il governo adotterà un nuovo provvedimento interministeriale, per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, non appena sarà definita la ricognizione dettagliata dei danni da parte delle Regioni”.

Sulle polizze, Musumeci ha aggiunto: “Da gennaio, piccole e medie imprese hanno l’obbligo di sottoscrivere l’assicurazione catastrofale. Mi sembra un elemento di grande civiltà. Pare che alcuni imprenditori, nel contatto con la propria assicurazione, si siano sentiti dire: ‘Lei è assicurato per il ciclone e non per la mareggiata e questa è una mareggiata, non si può dire con esattezza se questo sia un ciclone, forse è un mini-ciclone'”.

Infine ha concluso: “Insomma bizantinismi che da un lato mortificano chi ha sottoscritto la polizza, dall’altro non contribuiscono a creare una nuova e consapevole cultura del rischio, in un’Italia in cui ce ne è tanto bisogno” e “Ecco perché siamo intervenuti sull’Associazione nazionale delle compagnie di assicurazione, abbiamo trovato ascolto e disponibilità, nei prossimi giorni torneremo ad incontrarli ed apriremo un tavolo per capire se anche da loro possiamo trovare sostegno ed attenzione”.

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Filippo Limoncelli