Accoltellata 19 volte dal fratello: "Ha finito di scontare la pena, io sono terrorizzata" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
“Mio fratello ha finito di scontare la pena, prima in carcere poi in Rems, e a giorni potrebbe tornare libero. Io sono terrorizzata”. Con queste parole Francesca Rizzello racconta l’angoscia che sta vivendo davanti alla prospettiva del ritorno in libertà dell’uomo che, nel 2019, tentò di ucciderla.
Sette anni fa il fratello la colpì con un coltello da cucina infliggendole diciannove fendenti tra testa, collo, schiena e braccia. Le cicatrici sono ancora visibili e rappresentano un ricordo costante di quella tragedia. “Pensavano che fossi morta. Sono andata in arresto cardiaco, poi in coma e per tre settimane in rianimazione”, racconta la donna ripercorrendo quei drammatici momenti.
Secondo il racconto della sorella, l’uomo soffre di gravi patologie psichiatriche. “Ha un disturbo psicotico e paranoide, poi è schizofrenico e bipolare”, spiega Francesca. I problemi sarebbero iniziati molti anni fa, dopo la morte di uno zio durante una battuta di pesca alla quale il fratello aveva partecipato. Da quel momento sarebbero comparsi abuso di alcol, droga e comportamenti sempre più difficili da gestire.
Con il passare del tempo la situazione sarebbe peggiorata. “Andava fuori di testa, diventando ingestibile. Una volta ha minacciato di dar fuoco al palazzo. Urlava: ‘Debbo fare tanti morti da raccoglierli con le pale’. Un delirio, tanto che ha avuto sei Tso”, ricorda.
La famiglia racconta di aver cercato a lungo sostegno presso i servizi sanitari. “Noi chiamavamo il Centro di Salute mentale e loro ci rispondevano: ‘Non possiamo obbligarlo a curarsi, deve essere lui a venire spontaneamente'”.
Francesca sostiene che le richieste di intervento si siano moltiplicate nei giorni precedenti all’aggressione. “Era una settimana che chiamavamo il Csm. Tutti i giorni. Gli dicevamo che era peggiorato. Gli si gonfiavano le vene al collo. Urlava: ‘Voglio ammazzare tutti, debbo finire sui giornali’. Niente, era sempre la stessa risposta. Abbiamo anche le registrazioni”.
La donna descrive inoltre la difficoltà di far comprendere la gravità della situazione. “Eravamo disperati. Anche perché spesso, quando chiamavamo l’ambulanza, lui si mostrava tranquillissimo. È tipico di queste patologie”.
Il 23 aprile 2019 la situazione precipitò. “Ero appena rientrata dalla Puglia. Lui era da mia mamma. C’era la porta socchiusa. Appena entrata mi ha dato le prime coltellate in testa. All’inizio ho pensato che stesse crollando la casa. Poi mi sono girata e l’ho visto in faccia. Mi colpiva e rideva. Sembrava felice. E io gli dicevo ‘fallo per mio figlio’. Nulla. Poi è uscito ed è andato dai carabinieri: ‘Ho ucciso mia sorella’”.
Dopo anni di cure e riabilitazione, Francesca continua a convivere con le conseguenze fisiche e psicologiche di quell’aggressione. Nonostante ciò, non rinnega il legame familiare. “Io ho ancora paura di mio fratello, ma gli voglio bene e non posso certo abbandonarlo”.
Oggi, però, il possibile ritorno dell’uomo in famiglia riaccende paure profonde. “Siamo terrorizzati. E come noi migliaia di famiglie che hanno il nostro stesso problema. La malattia psichiatrica è il vero male del secolo. Persone come mio fratello hanno bisogno di strutture di assistenza continua. Le famiglie da sole non ce la fanno”, conclude Francesca.