Cronaca

Affitti, il caso di Parigi: prezzi bloccati e sfratti difficili, un investitore vende tutto e si trasferisce a Londra

Dai canoni sempre più elevati alle difficoltà legate agli sfratti, la questione degli affitti continua ad alimentare il dibattito in Europa. In Francia è in vigore l’encadrement des loyers, il sistema che stabilisce limiti agli affitti sulla base di diversi parametri, tra cui la zona e la superficie dell’immobile. Una misura pensata per contenere i costi abitativi, ma che, secondo alcuni proprietari, rischia di scoraggiare gli investimenti immobiliari.

È il caso di Mathieu, 40 anni, professionista del settore finanziario, che aveva acquistato quattro appartamenti a Parigi per metterli in affitto. Dopo alcune esperienze negative, ha deciso di vendere quasi tutte le proprietà e investire nel mercato britannico. Come ha raccontato al quotidiano Le Parisien, oggi conserva soltanto un appartamento di 55 metri quadrati con due camere da letto, situato vicino ad Avenue George V, nell’VIII arrondissement della capitale francese. Anche questo immobile, però, è escluso dal tradizionale mercato delle locazioni.

Morosità, sfratti e candidature: le difficoltà denunciate dai proprietari

A spingere Mathieu a cambiare strategia sarebbero state soprattutto le esperienze con gli inquilini morosi e le conseguenze economiche delle procedure di sfratto. “È controproducente proteggere sempre l’inquilino, perché se ti imbatti in qualcuno che smette di pagare l’affitto, perdi due o tre anni in procedure di sfratto e in genere ti ritrovi con un appartamento distrutto, oltre alle spese legali e a una colossale perdita di reddito, come mi è accaduto per uno dei monolocali che avevo in Rue Legendre”.

L’imprenditore ha descritto anche le difficoltà incontrate nella gestione degli appartamenti arredati e i problemi finanziari causati dai mancati pagamenti. “Ti fanno impazzire e anche affittare arredato è un incubo – ha aggiunto -. Gli inquilini lo sanno: a volte giocano con i nostri nervi e con le nostre vite. Mi sono ritrovato indebitato perché l’affitto ha smesso di arrivare e non sono riuscito a ripagare i prestiti”.

Secondo il suo racconto, la paura di andare incontro a situazioni simili lo aveva portato ad applicare criteri di selezione particolarmente rigidi, escludendo anche persone con redditi considerati insufficienti. Una scelta che, a suo avviso, contribuiva a rendere ancora più difficile l’accesso alle abitazioni.

Londra e le locazioni fuori dai canali tradizionali

Dopo aver venduto le proprietà francesi, Mathieu ha acquistato due appartamenti a Londra, dove sostiene di aver trovato condizioni più favorevoli per i proprietari. “Lì, chi non paga l’affitto se ne va in circa due mesi. E non ho mai avuto problemi di affitto non pagato. E credetemi, questo cambia tutto. Perché, di conseguenza, non guardo nemmeno le candidature degli inquilini: firmo con la prima persona che si presenta. Anche con qualcuno in una situazione precaria. Mi sento persino utile”.

A Parigi, invece, il suo appartamento è rimasto vuoto per lunghi periodi ed è stato affittato soprattutto attraverso conoscenze personali. Attualmente, secondo quanto riferito al quotidiano francese, viene locato a poco più di 2.500 euro al mese, una cifra che supera i limiti previsti dal sistema di controllo degli affitti.

Mathieu ha ammesso di ricorrere anche a modalità che aggirano le regole: “A seconda delle circostanze, il pagamento avviene in nero, in parte o del tutto. E se vogliamo essere strettamente legali di fronte ai controlli, ora dichiariamo che si tratta di una seconda casa non destinata all’affitto standard. So a chi lascio le chiavi, ci accordiamo tra noi e non ho brutte sorprese. Sempre più proprietari a Parigi stanno operando in questo modo”.

Il suo racconto mette in evidenza le tensioni tra la necessità di tutelare gli inquilini e le preoccupazioni dei proprietari. Resta però il fatto che affittare in nero o dichiarare una destinazione dell’immobile non corrispondente al suo utilizzo effettivo può comportare conseguenze legali e fiscali.

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Filippo Limoncelli