Assiste la moglie ricoverata e resta a casa con i figli: lavoratore sospeso per tre giorni (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Due giorni di permesso per assistere la moglie ricoverata in ospedale e i bambini piccoli a casa e poi altri sei giorni di assenza per prendersi cura dei figli durante la convalescenza della mamma a casa. Al rientro in azienda però il lavoratore ha ricevuto prima una lettera di contestazione disciplinare e poi una sanzione di tre giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio.
A rendere noto l’episodio è stata, nei giorni scorsi, la Cgil. Il sindacato parla di provvedimento “inaccettabile” e annuncia il ricorso all’Ispettorato del Lavoro. L’azienda, che contesta al lavoratore sei giorni di “assenza ingiustificata”, replica spigando a Tgcom24 “i giorni di permesso non erano stati accordati”.
“Davvero non me lo aspettavo”, esordisce il dipendente che racconta cosa è accaduto. “Alcuni mesi fa mia moglie si è sentita male ed è dovuta ricorrere alle cure del Pronto soccorso” racconta il lavoratore. “Quando è rientrata a casa ha avuto bisogno di qualche giorno di convalescenza e io ho informato l’azienda dove lavoro della necessità di qualche giorno di permesso per assistere lei e miei figli piccoli. Al rientro ho presentato all’azienda anche le carte dell’ospedale e non ci sono stati problemi”.
“Da quel momento però l’ospedale ci aveva informati che mia moglie si sarebbe dovuta operare nel giro di poco tempo e di tenerci pronti che a breve sarebbe arrivata la chiamata per l’intervento. E così ho pre-allertato il datore di lavoro spiegando che, con tutta probabilità, avrei avuto ancora necessità di qualche giorno di permesso”.
“Poi c’è stato uno slittamento. L’ospedale ha chiamato mia moglie con un mese di ritardo, poco dopo essere rientrati dalle ferie. Immediatamente ho avvisato l’azienda dei due giorni di ricovero di mia moglie e della necessità di dover rimanere a casa a curare i bambini. E ho anche pre-allertato i responsabili che probabilmente, come avevo anticipato nelle settimane precedenti, avrei avuto bisogno di qualche altro giorno di permesso in base alla durata della convalescenza di mia moglie”.
Una scelta obbligata secondo il dipendente “dato il periodo complicato dalla chiusura delle scuole e dalla mancanza di figure di supporto disponibili nell’immediato”. “Al mio rientro però ho ricevuto una lettera di contestazione disciplinare: secondo l’azienda si è trattato di assenza ingiustificata”.
Il lavoratore ha quindi chiesto l’intervento del sindacato: “A nulla sono valse le giustificazioni perché la direzione ha deciso di dare la sanzione più alta prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro: tre giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione”, ha sottolineato la Cgil.
“Il dipendente ha sempre avuto cura di avvisare tempestivamente l’azienda delle proprie esigenze familiari, non ha mai ricevuto sanzioni gravi e ha chiesto di attivare i permessi retribuiti utilizzabili senza preavviso per le urgenze come previsto dal nuovo CCNL di settore. Non solo quindi l’azienda ignora il dettame contrattuale ma applica una sanzione che di fatto è l’anticamera del licenziamento”.
Di diverso avviso l’azienda: “La contestazione è riferita a sei giorni di assenza ingiustificata”, fa sapere. “I giorni non pianificati sono stati chiesti dal lavoratore telefonicamente – prima tre poi altri tre – e non sono stati accordati, il lavoratore ha deciso di non presentarsi comunque al lavoro. L’azienda ha applicato la normativa prevista, contestando i fatti, recependo le giustificazioni e successivamente irrogando un provvedimento disciplinare”.
Il caso ora sarà oggetto di valutazione da parte dell’Ispettorato del lavoro: “Chiediamo il ritiro della sanzione disciplinare e le scuse dell’azienda – sottolinea il sindacato -. L’Ispettorato valuterà il caso dopo un confronto tra le parti”.
Dal canto suo l’azienda spiega che “il lavoratore e il sindacato si sono già rivolti alla corretta sede (la commissione presso l’ispettorato); questa procedura è corretta ed **era stata consigliata anche dall’azienda stessa in quanto questo è l’organo predisposto al dirimere la questione. Si precisa che nel rispetto della procedura l’azienda ha intimato il provvedimento disciplinare, non lo ha comminato, in attesa di incontro in commissione”.