Cronaca

Avvelenate con la ricina, impossibile salvarle: dose da cavallo, l’autopsia scagiona i medici

Con ogni probabilità anche un approccio diverso dei medici che ebbero in cura Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte nei giorni a ridosso di Natale a Pietracatella per sospetto avvelenamento da ricina, non avrebbe potuto impedire il decesso delle due donne a causa dell’elevata presenza del veleno.

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

A certificarlo, nero su bianco, sono i risultati dell’autopsia depositata quattro giorni fa ai quali sono allegati anche gli esami svolti dal centro antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia.

Avvelenate con la ricina, impossibile salvarle: dose da cavallo, l’autopsia scagiona i medici (foto Ansa-Blitzquotidiano)

“Alla luce dell’elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell’assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro – scrivono Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli -, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente”.

L’autopsia, dunque, come anticipato dal Tg1, tenderebbe a scagionare i cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso che ebbero in cura le due donne e che oggi sono indagati con l’ipotesi di omicidio colposo.

 

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Amedeo Vinciguerra