Caldo e siccità mettono in ginocchio l’agricoltura italiana: latte -10%, colture a rischio e costi in aumento (foto ANSA) - Blitz quotidiano
L’ondata di caldo estremo e la lunga assenza di precipitazioni stanno mettendo a dura prova l’agricoltura italiana. Le temperature elevate e lo stress idrico stanno colpendo numerose produzioni, dagli ortaggi alla frutta, fino a mais, soia, vigneti e oliveti. Anche gli allevamenti stanno subendo le conseguenze del clima eccezionale: il caldo persistente sta provocando una riduzione della produzione di latte.
Secondo Confcooperative Agroalimentare, nei primi giorni di agosto la quantità di latte prodotta in Italia è diminuita di circa il 10% rispetto all’ultima settimana di luglio. Un calo legato allo stress degli animali, che con le alte temperature mangiano meno, faticano a recuperare energie e producono meno latte. In alcune zone particolarmente colpite dalla siccità, le perdite possono arrivare anche al 20-30%.
La situazione resta critica anche nelle campagne. La carenza d’acqua e il caldo intenso stanno riducendo le rese di molte colture, con effetti evidenti soprattutto nelle aree prive di adeguati sistemi di irrigazione. Le temperature elevate possono causare scottature sui frutti, maturazioni anticipate, caduta prematura e rallentamento della crescita delle piante.
Secondo Coldiretti, per alcune produzioni orticole le perdite potrebbero arrivare fino al 20%, con differenze significative tra le regioni. In Emilia-Romagna sono state segnalate difficoltà per cipolle, angurie, albicocche e susine, mentre in Toscana le riduzioni delle produzioni orticole nelle zone meridionali e costiere sono stimate intorno al 20%. Problemi anche in Sicilia, soprattutto per alcune colture estive.
Tra le produzioni più esposte ci sono anche mais, soia e foraggi. In alcune aree il mais rischia perdite molto elevate, mentre per la soia sono state indicate riduzioni fino al 40% e per i foraggi cali compresi tra il 20 e il 30%.
Il caldo e la siccità stanno creando difficoltà anche agli oliveti, soprattutto nelle zone non irrigue. La mancanza di acqua può provocare la cosiddetta cascola, cioè la caduta anticipata delle olive prima della piena maturazione. In Liguria e Molise sono state segnalate possibili perdite importanti, fino al 30-40% in alcune aree, mentre anche Sicilia e Calabria monitorano con attenzione la situazione.
Per quanto riguarda l’olio d’oliva, però, è ancora presto per stabilire un calo generale della produzione nazionale. L’impatto definitivo potrà essere valutato soltanto con l’avvicinarsi della raccolta.
Anche gli allevamenti devono affrontare costi crescenti: oltre alla diminuzione della produzione di latte, aumentano le spese per raffrescamento delle strutture, consumo di acqua e gestione degli animali durante le giornate più calde.
Per limitare i danni molte aziende stanno ricorrendo a irrigazioni straordinarie, sistemi di raffreddamento e interventi di emergenza. Soluzioni necessarie ma che comportano un aumento dei costi energetici e produttivi. Confcooperative segnala incrementi superiori al 15% per l’energia, oltre alle difficoltà legate alla disponibilità di acqua e al prezzo del gasolio agricolo.
Le regioni più colpite sono soprattutto quelle del Centro-Nord, con criticità segnalate in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, ma anche Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Molise. Al Sud la situazione appare più variabile, con problemi localizzati per ortaggi, agrumi, oliveti e allevamenti.
Al momento non è possibile prevedere automaticamente un aumento generalizzato dei prezzi alimentari. Molto dipenderà dall’evoluzione del clima, dai raccolti effettivi e dalle dinamiche del mercato. Resta però evidente la crescente pressione sulle aziende agricole, chiamate a produrre in condizioni sempre più difficili.