Camp Singara, Erbil: le sirene e la fuga, il racconto dell'attacco alla base militare italiana (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Le sirene hanno suonato diverso tempo prima dell’attacco: alle otto e mezza della sera (le 18 e 30 in Italia) un allarme giunto dalle forze della coalizione ha segnalato la “minaccia aerea”.
È da questo momento che a Camp Singara gli oltre 140 militari italiani hanno raggiunto i bunker assegnati e hanno capito che stavolta a Erbil la loro notte sarebbe stata ancora più lunga del previsto. Il boato, arrivato quattro ore dopo, non è mai stato così vicino: un drone ‘shahed’ iraniano si è schiantato contro un autocarro adibito al trasporto di dispositivi logistici.
L’impatto ha provocato un’esplosione ed è scoppiato un incendio, ma per fortuna nessuno è rimasto ferito perché in superficie la base era deserta. Terminato l’allarme e spente le fiamme, sono giunti gli artificieri della coalizione per fare la conta dei danni e mettere l’area in sicurezza: quel mezzo e alcune parti circostanti sono carbonizzate.
A Camp Singara resta elevato il livello di allarme e i 141 soldati del contingente italiano entrano ed escono dal bunker a seconda degli allarmi. Nei prossimi giorni però la base si svuoterà sempre di più. Prima dei missili di Teheran e delle tensioni i militari erano poco meno di trecento.
Poi in 102 sono rientrati in Italia dalla missione, mentre una quarantina sono stati trasferiti momentaneamente in Giordania. Altri aspettano di essere trasferiti nei prossimi giorni ma le operazioni sembrano sempre più difficili: lo spazio aereo è chiuso e non è possibile mandare un aereo, quindi l’evacuazione dovrà avvenire via terra, probabilmente attraverso la Turchia, ma non si sa ancora quando.