Cronaca

Carri armati israeliani hanno urtato dei veicoli italiani Unifil, ecco cosa è successo ieri in Libano

Ieri dei soldati delle Forze di difesa israeliane hanno urtato veicoli del contingente Onu utilizzando carri armati Merkava, causando danni a mezzi italiani ma senza provocare feriti.

Il primo episodio si è verificato in mattinata, poco dopo le 9 locali, lungo la cosiddetta Zulu Road, una delle arterie utilizzate per raggiungere le postazioni dei caschi blu. Una pattuglia italiana in movimento ha segnalato che, durante una manovra, un carro armato israeliano è entrato in contatto con un mezzo del convoglio. L’urto ha provocato danni giudicati lievi e il convoglio ha potuto proseguire verso la base senza conseguenze per il personale.

Poche ore dopo, nello stesso tratto di strada, si è verificato un secondo episodio simile: un veicolo posto alla testa di una colonna logistica è stato fermato da un altro carro armato che, nel corso di una manovra, ha urtato il mezzo. Anche in questo caso i danni sono stati contenuti e i militari hanno potuto riprendere il movimento rientrando regolarmente alla base di Shama.

Le due ricostruzioni

La ricostruzione fornita da UNIFIL parla esplicitamente di “speronamenti” e denuncia il blocco di una strada nei pressi di Bayada, utilizzata per accedere alle posizioni Onu. Una versione più cauta arriva però dal contingente italiano, secondo cui “entrambi gli eventi risultano avvenuti durante manovre dei mezzi” e “non trovano riscontro le ricostruzioni che parlano di speronamenti o di danni significativi”. Gli episodi restano comunque oggetto di accertamenti per chiarire con precisione la dinamica.

L’escalation

Gli incidenti di ieri si inseriscono in un contesto di crescente pressione lungo la cosiddetta Blue Line, la linea di demarcazione tra Libano e Israele. Dall’inizio di aprile, i militari israeliani hanno distrutto o danneggiato sistemi di sorveglianza delle basi Onu, inclusi quelli del quartier generale di Naqoura, dove è presente il contingente italiano. Nelle ultime ore sarebbero state anche oscurate le finestre del cancello d’ingresso con vernice, limitando la visibilità verso l’esterno.

A questo si aggiungono i “colpi di avvertimento” sparati nei giorni scorsi: in un caso, un proiettile è caduto a circa un metro da un peacekeeper appena sceso dal proprio veicolo. Episodio che aveva già provocato la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, con la convocazione dell’ambasciatore israeliano.

Per le Nazioni Unite, si tratta di azioni “in contrasto con gli obblighi di Israele” previsti dalla risoluzione 1701, che impone la tutela della sicurezza e della libertà di movimento dei caschi blu. Una posizione che si contrappone alla lettura israeliana, mentre sul terreno la situazione resta tesa e in progressivo deterioramento.

Published by
Gianluca Pace