Cronaca

Carte Pokemon, One Piece e Magic: quando vendere online può diventare un’attività soggetta al Fisco

Le carte collezionabili TCG, come Pokemon, One Piece, Magic e Lorcana, non rappresentano più soltanto una passione per collezionisti e appassionati. Il loro mercato è cresciuto notevolmente e alcune carte possono raggiungere valori molto elevati. La recente vicenda di un viaggiatore proveniente dal Giappone, fermato all’aeroporto di Malpensa con centinaia di carte, ha però acceso i riflettori sugli aspetti fiscali e doganali legati a questo tipo di attività.

L’uomo trasportava 605 carte Pokemon e One Piece, alcune già certificate, per un valore complessivo superiore a 27.000 euro. Il problema non era la legittimità delle carte, ma le modalità con cui erano state introdotte nell’Unione europea. Il caso evidenzia quindi la necessità di distinguere tra semplice collezionismo, acquisti occasionali e attività commerciale.

Carte acquistate fuori dall’Unione Europea

Chi acquista carte collezionabili in un Paese extra Ue deve prestare particolare attenzione alle regole doganali. Per chi rientra in Italia in aereo o via mare, i beni acquistati all’estero possono beneficiare dell’esenzione da dazi e Iva entro una franchigia di 430 euro. Il limite scende a 300 euro per chi viaggia con altri mezzi e a 150 euro per i minori di 15 anni. L’esenzione riguarda però soltanto importazioni occasionali di beni destinati all’uso personale, familiare o a essere regalati. Non si applica quindi ai prodotti acquistati con l’intenzione di rivenderli.

Inoltre, quando viene superata la franchigia, la tassazione riguarda l’intero valore del bene e non soltanto la parte eccedente il limite previsto. Per questo motivo, chi importa carte di elevato valore deve verificare attentamente gli obblighi prima di rientrare in Italia.

Quando la vendita delle carte diventa attività commerciale

Diversa è la questione relativa alla successiva vendita delle carte. Chi vende occasionalmente alcuni pezzi della propria collezione personale non svolge automaticamente un’attività soggetta a imposizione fiscale. La situazione cambia quando le compravendite diventano frequenti, continuative e finalizzate alla realizzazione di un guadagno. Se l’attività è occasionale, gli eventuali guadagni possono rientrare nei redditi diversi derivanti da attività commerciale occasionale.

Quando invece gli acquisti e le rivendite diventano abituali e sistematici, può configurarsi un vero e proprio reddito d’impresa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7552 del 21 marzo 2025, ha stabilito che la continuità delle vendite online può essere sufficiente a configurare un’attività d’impresa anche senza una struttura organizzata. Il principio può riguardare anche chi vende attraverso piattaforme come Cardmarket, Vinted o Subito.

DAC7 e controlli del Fisco

Non esiste una soglia unica di guadagni o un numero preciso di vendite che determini automaticamente l’obbligo di aprire una partita Iva. La valutazione deve considerare diversi elementi, tra cui frequenza delle operazioni, continuità, quantità di carte acquistate e rivendute, finalità di guadagno e modalità di gestione dell’attività. A rendere più semplici i controlli contribuisce inoltre la direttiva DAC7, che impone alle piattaforme digitali di raccogliere e comunicare alle amministrazioni fiscali determinati dati sulle attività degli utenti.

Per la vendita di beni, sono esclusi dalla comunicazione i venditori che effettuano meno di 30 operazioni e incassano complessivamente non più di 2.000 euro nell’anno. Superare anche uno solo dei parametri può comportare la trasmissione dei dati. Essere segnalati, però, non significa automaticamente dover pagare imposte: spetta all’Agenzia delle Entrate valutare caso per caso se si tratta di semplice collezionismo o di un’attività commerciale.

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Filippo Limoncelli