Cronaca

Il cavaliere misterioso di Altomonte: la ricerca che riscrive la storia nascosta della Calabria

La Calabria è famosa per l’ndrangheta, versione regionale della mafia siciliana, per i suoi cibi piccanti, a partire dal salame detto ’nduia, per i folclore e per la scarsità di strade alimentate dall’autostrada che arriva alla punta dello stivale da Torino. Ma per quanto riguarda la sua storia se ne sa poco o niente. Da quando i Savoia hanno unificato l’Italia il destino dell’intero Sud è stato l’ignoranza della propria storia non solo da parte dei di fatto privilegiati Centro, valorizzato soprattutto da Roma e Firenze, e Nord, valorizzati da Milano, la cosiddetta “capitale morale d’Italia”, Venezia, Torino.

Una storia dimenticata tra stereotipi e marginalità culturale

Hanno quindi particolare pregio la curiosità e la testardaggine della ricercatrice Marisa Magurno, che ha voluto cimentarsi col risolvere il mistero dell’identità del “cavaliere misterioso” scolpito in una lastra sepolcrale nella chiesa di Santa della Consolazione ad Altomonte, provincia di Cosenza. Un impegno che oltre a dare un nome al “cavaliere misterioso” ha fatto luce addirittura sulle origini dei Templari e ha prodotto il libro “Preludio dell’Arcadia”. Il libro, edito due anni fa, non poteva essere meglio presentato di quanto fa la sua quarta di copertina.

“Il preludio dell’Arcadia” getta luce su intrecci e trame tra signori feudali e poteri laici ed ecclesiastici. Nel cuore di questa ricerca storiografica meticolosa e complessa, l’autrice rivela attraverso documenti e scritti antichi, una verità oscurata per secoli: il profondo legame tra la Calabria e l’origine del Priorato di Sion ed i Templari; legame suggellato dalla presenza di un personaggio vissuto all’epoca di Carlo d’Angiò, ricordato in una lastra sepolcrale collocata nella Chiesa di Santa della Consolazione ad Altomonte (Cosenza).

Un uomo enigmatico quanto potente, che ha tenuto i fili del dominio locale, consolidato da conoscenze arcane e misteriche. Per la prima volta viene affrontata una tematica articolata in maniera lucida ed analitica che potrebbe rivoluzionare la comprensione del periodo storico e far vacillare le fondamenta delle precedenti narrazioni riguardo il Priorato di Sion ed i Templari. In un viaggio che unisce passato e presente, si snodano nuove dinamiche e altri spunti di indagine in un’epica ricerca della verità”.

Doveroso quindi intervistare l’autrice.

Intervista a Marisa Magurno: formazione e nascita della ricerca

Nella presentazione del suo libro c’è scritto che lei è una ricercatrice storica. Quali sono la sua formazione e i campi storici che ha esplorato?

Mi sono laureata in Storia presso l’Università della Calabria, con una tesi dedicata all’analisi del territorio del Tirreno alto cosentino tra età medievale e moderna, un’area a cui sono legata anche per motivi personali. Il mio relatore è stato il professor Pietro De Leo, studioso in  ambito medievale, con il quale ho approfondito metodologie e approcci della ricerca storica. Successivamente ho proseguito il mio percorso come ricercatrice indipendente. Nel mio lavoro mi occupo in particolare di simbologia, cercando di esplorare aspetti meno noti della storia e di interpretarli attraverso prospettive nuove, capaci di far emergere significati spesso trascurati.

Perché ha scelto di dedicarsi allo studio approfondito e scrupoloso della figura scolpita su una lastra sepolcrale nella chiesa di S. Maria della Consolazione? Chiesa che si trova ad Altomonte nel Cosentino.

L’indagine nasce da una sollecitazione dell’assessore alla cultura di Altomonte, Mario Pancaro, con l’obiettivo di restituire un’identità al cosiddetto “cavaliere ignoto” raffigurato sulla lastra sepolcrale, custodita nella chiesa Santa Maria della Consolazione. Da lì è iniziato un percorso di ricerca che mi ha portato ad approfondire non solo la figura del cavaliere, ma anche il contesto storico e simbolico in cui si inserisce.

Lei dove vive e che lavoro fa?

Vivo a Santa Maria del Cedro, noto centro turistico dell’Alto Tirreno cosentino. Lavoro come redattrice freelance per una piattaforma digitale con sede all’estero, occupandomi della redazione e della revisione di testi di orientamento accademico.

Il cavaliere ignoto prende nome: Erberto d’Orleans

Che importanza ha quel sepolcro e la sua lastra sepolcrale?

Il manufatto riveste un’importanza significativa per la memoria storica della chiesa, anche per la sua originaria collocazione nella parte più antica dell’edificio. Questo elemento non è secondario: indica una funzione e un valore simbolico rilevante, suggerendo che la figura rappresentata avesse un ruolo di primo piano all’interno della comunità e del contesto storico di riferimento.

La lastra sepolcrale chiude un sepolcro o è incastonata nel pavimento o in una parete?

La lastra sepolcrale è posta su un basamento moderno in cemento armato, appoggiato alla parete sinistra della navata della chiesa di Santa Maria della Consolazione di Altomonte.  Dell’originario completamento architettonico non è rimasta traccia. È possibile che si trattasse di una semplice arcata marmorea.

Quanto tempo ha dovuto impiegare per la ricerca?

È stata una ricerca complessa e articolata, anche perché si tratta di un’opera a cui finora è stata dedicata poca attenzione da parte degli studiosi. Ho impiegato circa due anni per reperire fonti e materiali utili, ricostruendo progressivamente un quadro il più possibile completo di  una storia rimasta a lungo nell’ombra.

Quanto le è costata la ricerca? Ha potuto usufruire di fondi pubblici?

È una ricerca indipendente, frutto del mio impegno e del mio lavoro personale. Ho scelto di portarla avanti con l’obiettivo di offrire un contributo concreto e di valorizzare un patrimonio storico ancora poco conosciuto. Un impegno significativo che preferisco non esprimere in termini di cifre. Per quanto riguarda eventuali fondi pubblici… mi permetta di non rispondere.

Perché la figura misteriosa scolpita sulla lastra era chiamata “il cavaliere ignoto”?

La lastra è definita “ignota” perché non presenta iscrizioni né elementi identificativi che consentano un riconoscimento immediato della figura rappresentata. Questa assenza di riferimenti ha reso nel tempo difficile attribuirle un’identità precisa.

Ora il cavaliere è sempre ignoto o ha un nome? Ce ne può riassumere la vita e l’eventuale importanza per il Cosentino e/o per altri territori?

Grazie all’analisi dei simboli sulla lastra e al confronto con documenti storici, ho potuto  identificare il cavaliere come Erberto d’Orleans, vicario di Carlo d’Angiò. Ricevette dal sovrano incarichi complessi e di grande responsabilità e, nel territorio, intrecciò legami stretti con le famiglie nobili e le autorità ecclesiastiche, affermandosi come una figura di prestigio e punto di riferimento per la comunità.

Tra Templari, Priorato di Sion e valorizzazione del territorio

Nominato cavaliere da chi e di quale cavalierato?

Il titolo di “cavaliere” non deriva da un’investitura formale, ma è stato attribuito dagli storici dell’arte confrontando la figura con altre opere coeve del periodo angioino. Nel lavoro di ricerca   sono riuscita non solo a identificare il giacente come Erberto d’Orleans, ma anche a ricostruirne l’appartenenza al discusso Priorato di Sion, un ordine di ispirazione cavalleresca risalente a Goffredo di Buglione nel periodo delle Crociate. Il suo ruolo consisteva nel controllo e nella gestione dei diversi segmenti di potere, in aree strategiche e cruciali del territorio.

Il risultato della sua ricerca è stato apprezzato? Da chi? Da personalità private o anche da istituzioni?

La ricerca ha ricevuto apprezzamenti perché colloca in un contesto storico rigoroso un tema da sempre controverso e discusso, come il Priorato di Sion. È stata accolta con favore anche da figure di riferimento dell’Ordine, tra cui il Gran Maestro Marco Rigamonti, che ne ha riconosciuto il valore scientifico e storico

C’è o ci sarà uno stimolo al turismo per visitare la chiesa ora che il cavaliere non è più ignoto? O la fine del mistero nuocerà al turismo perché non ci sarà più il fascino che i misteri esercitano sempre?

La chiesa  di Altomonte e il territorio del circondario  possono trarre beneficio da questa scoperta. Il fascino del cavaliere, membro del Priorato di Sion e collegato ai Templari, può richiamare l’attenzione sul passato di questi luoghi, ancora in gran parte da esplorare, stimolando interesse culturale e turistico, per questa testimonianza storica unica.

Perché il titolo Preludio dell’Arcadia?

Ho voluto coniugare nel titolo del libro il celebre motto del Priorato di Sion, “Et in Arcadia ego”, con il ruolo che la Calabria avrebbe avuto nella sua fondazione.

La Calabria è valorizzata o trascurata dalla ricerca storica?

Con rammarico devo constatare un interesse ancora insufficiente da parte degli organi politici e amministrativi locali e regionali verso la valorizzazione e la tutela del patrimonio storico-culturale. Questo si riflette anche in una minore capacità di sviluppo e crescita di queste risorse in termini economici e sociali. I momenti di divulgazione culturale sono ancora pochi e spesso affidati all’iniziativa privata.

Ricerche in corso e sostegno istituzionale?

La ricerca sulla storia locale, in Calabria, appare oggi sostenuta in modo disomogeneo. Accanto ad alcune iniziative promosse da università e realtà culturali, spesso legate a singoli progetti o a filoni di studio specifici, manca un coordinamento strutturato e continuativo da parte delle istituzioni. Di conseguenza, molti studiosi che si occupano di memoria territoriale operano prevalentemente in forma indipendente, ricorrendo a risorse proprie e affiancando al lavoro di ricerca attività di divulgazione promosse su base personale o attraverso reti culturali non istituzionali.

Published by
Pino Nicotri