Chi erano gli anarchici morti nell’esplosione di un casolare a Roma (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Sara Ardizzone, 35 anni, e Alessandro Mercogliano, 53 anni, detto “Sandrone”, sono le due persone che hanno perso la vita nel crollo di un casolare abbandonato nel Parco degli Acquedotti, alla periferia di Roma. Il cedimento della struttura è stato provocato da un’esplosione avvenuta all’interno dell’edificio.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, i due – entrambi legati all’area anarchica riconducibile a Alfredo Cospito – stavano lavorando alla realizzazione di un ordigno artigianale quando qualcosa è andato storto, causando la deflagrazione e il conseguente crollo del tetto. Gli elementi raccolti dagli inquirenti sembrano confermare questa ipotesi: uno dei corpi presentava una grave mutilazione a un arto, compatibile con la manipolazione di materiale esplosivo, mentre i danni alla struttura indicano chiaramente un’esplosione sviluppatasi dall’interno.
Gli investigatori ritengono plausibile che si trattasse di una bomba rudimentale, forse destinata a un’azione dimostrativa o di sabotaggio. Tra i possibili obiettivi presi in considerazione figurano infrastrutture come la rete ferroviaria o simboli industriali e istituzionali, ma al momento non ci sono conferme definitive. In un primo momento si era ipotizzato che le vittime fossero due persone senza fissa dimora che avevano trovato riparo nel casolare abbandonato.
L’identificazione è avvenuta successivamente, anche grazie ai tatuaggi, permettendo di collegare i due al circuito anarchico vicino a Cospito, già al centro di numerose indagini negli ultimi anni. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per chiarire l’esatta dinamica dell’esplosione, verificare eventuali collegamenti con altri episodi e individuare possibili complici o reti di supporto. Sono state disposte le autopsie sui corpi, mentre proseguono gli accertamenti tecnici sui resti dell’edificio e sui materiali recuperati tra le macerie.
Il passato di Alessandro Mercogliano era già noto alle forze dell’ordine. Era stato coinvolto nell’inchiesta “Scripta Manent”, che aveva ricostruito le attività della Federazione Anarchica Informale e di cellule come il “Nucleo Olga”, accusate di attentati e invio di ordigni tra il 2003 e il 2016. Arrestato nel 2016, all’ingresso nel carcere di Ferrara si era rifiutato di fornire le impronte digitali e di farsi fotografare, venendo punito con 15 giorni di isolamento. Dopo una condanna in primo grado a cinque anni, era stato assolto in appello nel 2020.
Diverso il percorso di Sara Ardizzone, nata a Roma e con esperienze lavorative come assistente sociale in Umbria e nel settore del commercio nella capitale. Negli ultimi anni era stata coinvolta in episodi legati all’attivismo anarchico, tra cui una denuncia per una rapina durante un’azione contro un banchetto politico nel 2023. Durante un’udienza del procedimento “Sibilla” nel gennaio 2025 aveva rivendicato apertamente la propria identità anarchica e la legittimità della violenza come strumento di lotta contro lo Stato e le sue strutture.
Entrambi erano stati processati insieme ad altri esponenti dell’area anarchica per vicende legate alla propaganda e all’istigazione, con esiti favorevoli. Resta ora da chiarire la natura dell’ordigno e il possibile obiettivo dell’azione che stavano preparando.