Cronaca

Cittadinanza italiana sospesa, il caso della donna marocchina: alla domanda “Come stai?” avrebbe risposto “Riad”

È diventato un caso nazionale quello della donna marocchina di 63 anni, residente in Italia da circa 15 anni, alla quale il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro, ha sospeso la cerimonia per il conferimento della cittadinanza italiana.

“Le ho chiesto come sta. Ha risposto Riad”. È così che il primo cittadino ha raccontato il momento in cui ha deciso di interrompere il giuramento. La donna, secondo quanto riferito dal Comune, non sarebbe stata in grado di comunicare autonomamente in italiano.

Il caso è arrivato fino al ministero dell’Interno, che ha ritenuto corretta la “temporanea sospensione del procedimento” e ha chiesto una nuova convocazione per verificare “con attenzione la sua effettiva capacità di comunicare in lingua italiana e di leggere la formula di rito del giuramento”, senza l’aiuto di un interprete.

“Erano quattro candidate, lei ha fatto scena muta”

Schiesaro ha ricostruito nei dettagli quanto accaduto durante la prima cerimonia. “Avevamo quattro candidate, una brasiliana, una moldava, una iraniana, che ha raccontato anche la sua storia, e poi avevamo la signora marocchina. Viene davanti al sindaco e deve prestare il giuramento”.

Il sindaco ha spiegato di rivolgere abitualmente alcune domande alle persone che si presentano al giuramento: “Come faccio sempre chiedo come stai, da dove vieni, che lavoro fai, anche per rompere un po’ il ghiaccio e per capire chi ho davanti, visto che nelle pratiche i sindaci non le vedono sostanzialmente. La signora ha fatto scena muta. Le ho chiesto come stai, ha risposto ‘Riad'”.

Successivamente le sarebbe stato chiesto di leggere la formula prevista per il giuramento. “Ha letto, a memoria, ha ripetuto a memoria qualcosa che le era stato detto. È stato lì, in quel momento, che ho capito che qualcosa non andava”. Da qui la decisione di fermare la procedura: “Ho semplicemente detto a me stesso: ‘Io non me la sento di proseguire con il giuramento’. Punto. Credo di aver fatto una cosa secondo giustizia, secondo legge nell’interesse dei miei concittadini e della mia comunità”.

Il secondo test e il requisito B1

Dopo l’intervento del Viminale, la donna è stata nuovamente convocata in municipio per una seconda verifica. Era accompagnata da una conoscente capace di parlare sia italiano sia arabo, ma l’obiettivo dell’accertamento era verificare la capacità della richiedente di comunicare autonomamente in italiano.

Secondo quanto riferito dai tecnici comunali al sindaco, anche questa seconda verifica avrebbe confermato le difficoltà della donna. “Domani scriveremo alla Prefettura che abbiamo fatto quello che dovevamo fare”, ha spiegato Schiesaro.

A questo punto la pratica passa alla Prefettura di Padova, che dovrà occuparsi degli ulteriori accertamenti sul requisito linguistico. La normativa prevede, per le procedure interessate, una conoscenza dell’italiano non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Il ministero dell’Interno indica infatti il certificato B1 tra i documenti richiesti per le domande di cittadinanza, salvo le specifiche eccezioni previste dalla normativa.

Il caso politico e le polemiche

Nei primi giorni della vicenda era emerso che nella documentazione della donna figurava già un certificato linguistico B1. Lo stesso sindaco aveva dichiarato che “tutti i documenti erano a posto, incluso il certificato B1 di italiano”. Successivamente Schiesaro ha precisato che “la Prefettura contatterà la signora per chiedere il certificato B1” e che, qualora non lo possedesse, “dovrà andare a scuola di italiano, o non avrà la cittadinanza”.

Nel frattempo, Matteo Salvini si è recato a Cadoneghe per incontrare il sindaco e manifestargli il proprio sostegno. “Ci tenevo stamattina a uscire dall’ufficio a Roma per ringraziare uno dei tanti sindaci che ogni giorno lavorano con passione, con impegno, con poche risorse, ma con tanto entusiasmo e fanno rispettare la legge”, ha detto il vicepremier.

Secondo Salvini, Schiesaro “ha semplicemente fatto rispettare la legge” perché “è giusto che chi chiede la cittadinanza del nostro Paese parli quantomeno la nostra lingua”. Il vicepremier ha poi aggiunto: “Mi stupisce – ha aggiunto – chi in questi giorni parla di razzismo, o di altro quando l’ottimo sindaco di Cadoneghe ha semplicemente fatto rispettare la legge. L’anno scorso l’Italia ha dato quasi 200.000 cittadinanze. È giusto che chi chiede la cittadinanza del nostro paese parli quantomeno la nostra lingua. L’invito che da Cadoneghe facciamo a tutta Italia è di verificare bene, se chi chiede di diventare cittadino italiano conosce quanto meno qualche parola, della lingua italiana, quindi ci tenevo a ringraziare il sindaco. Visto che è stato accusato, minacciato, insultato da diversi soggetti”.

Salvini ha precisato quindi che “adesso spetterà alla Prefettura verificare la conoscenza della lingua italiana, che mi pare evidente non ci sia, nonostante i 15 anni sulla carta di permanenza in Italia. Viene spontanea la domanda: se una donna per 15 anni vive in Italia e in 15 anni non parla una parola di italiano, che tipo di concetto c’è della donna in alcune famiglie islamiche?” ha concluso.

La vicenda ha provocato anche uno scontro con Ali Scek Nur, imam della comunità islamica padovana, che aveva definito Schiesaro “canaglia” e aveva utilizzato altri insulti nei suoi confronti. Successivamente, durante un confronto radiofonico, l’imam ha presentato le proprie scuse, ammettendo di avere “calcato un po’ la mano”.

Il sindaco, dal canto suo, continua a rivendicare la propria decisione: “La cittadinanza va meritata”. E sostiene che il caso possa rappresentare un precedente per altri amministratori: “Da domani molti colleghi avranno anche più fiducia e più tranquillità nell’agire, in casi simili al mio”.

Sul piano normativo, l’articolo 10 della legge 91 del 1992 stabilisce che il decreto di concessione della cittadinanza non produce effetti se il destinatario non presta, entro sei mesi dalla notifica, il giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi dello Stato.

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Filippo Limoncelli