Come difendere i “minorenni” dai social degli “adulti”. Il dovere di essere “intelligenti" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Alcuni Governi vogliono limitare l’uso dei social da parte di minorenni che comunicano tra loro per organizzare il cyberbullismo. Vanno in questa direzione i francesi, gli inglesi, gli australiani e gli italiani. Si vietano i social ai minori di 15 anni e si impongono nuove restrizioni sull’uso degli smartphone nei licei. In Italia i minori possono iscriversi ai servizi social sotto tutela dei genitori. La stessa Chiesa cattolica si preoccupa di impedire che i giovanissimi, collegandosi con i media, si abituino a usare la violenza più del cervello e della tolleranza. Da ultimo, il governo Meloni ha varato una proposta di legge secondo cui il minore tra i 14 e i 18 anni, quando delinque “è capace di intendere e di volere, salvo prova contraria”.
Puoi vietare ai minorenni di crearsi un sito, ma non puoi impedire loro di leggere i giornali o di sentire le televisioni; non puoi rinchiudere tutti in uno zoo di vetro. Qualunque divieto sarebbe ridicolo e facilmente aggirabile. La descrizione di una gioventù che non capisce i problemi dei “grandi” è semplicemente demenziale.
Il fenomeno della Gioventù ribelle è esistito in ogni epoca. Il romanzo “I Ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnàr del 1907, ci descrive dei giovani che agivano sulla base di un proprio codice morale contro i prepotenti, cioè i ricchi borghesi che riducevano alla fame le famiglie e sfruttavano i deboli.
I Maranza occupano strade, centri commerciali e imbarcazioni, scippano vecchiette, ricattano le autorità, usano la forza, perché vedono i mafiosi d’ogni colore che operano nei territori commerciando droga e armi, nella sostanziale impotenza delle istituzioni.
Le società civili in cui vivono le baby gang, sono segnate dalla violenza “politica”: di Macron che vuole più bombe atomiche, di Trump che fonda il suo impero sulla superiorità degli armamenti e mette la propria gloria nel far denaro, di Putin che aggredisce una Nazione, risolve tutto con l’assassinio dell’avversario politico e invia al fronte i bambini ucraini rapiti.
Un giovane studente al quale insegni che Garibaldi e Mazzini hanno fatto l’Italia, può uscire traumatizzato a sentire una forza politica che limita i confini della Patria alla Padania.
Per quanto riguarda le attitudini sessuali credo che i giovanissimi di oggi ne sappiano di più di quando io avevo la loro età. E’ la mia generazione ad essere turbata pensando all’adolescente di oggi, la cui figura virile di casa si chiama Beatrice. La Beatrice di Dante, rappresenta un Ideale assoluto che genera il rispetto della donna e permette ai giovani di distinguere tra stupro e Amore. Abelardo e Eloisa hanno scritto la più bella pagina d’Amore del Medioevo cristiano.
Credo che i giovani siano stati privati del più importante patrimonio dell’umanità: il diritto alla trasmissione dei “geni” ereditari, della cultura e delle tradizioni di una famiglia ad opera di entrambi i genitori, come solo strumento grazie al quale essi possono diventare uomini. Prendo atto che esistono movimenti “culturali” estrememente innovativi che superano le tradizioni e preferiscono un modello di famiglia “arcobaleno”, ma penso che il dibattito sia ancora aperto.
I moderni rapaci del sesso alla “Don Rodrigo” sono i politici Usa repubblicani e democratici che partecipano ai festini organizzati da individui come Epstein, un pedofilo suicida condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, di cui si dà ampio risalto fotografico nelle cronache scandalistiche internazionali, senza alcun tipo di censura a tutela degli adolescenti.
Altra cosa è combattere una società socialmente repressa, come quella Vittoriana inglese che condannava al carcere Oscar Wilde in quanto omosessuale. Questo genio del paradosso ammoniva: “guai a non giudicare dalle apparenze”. I giovani hanno il diritto di giudicare la società in cui vivono per quello che vedono, e non è certo un bel vedere.
Come può un insegnante educare ai principi dell’uguaglianza e della solidarietà sociale, quando i dirigenti politici predicano l’importanza del profitto come movente delle azioni umane, al punto di incoraggiare e accrescere il naturale egoismo dell’uomo?
I guerriglieri “No TAV” della Val di Susa, quelli del “No nel mio giardino”, per essere credibili dovrebbero trasformare il territorio in un’oasi medievale, basata sull’artigianato e l’agricoltura stanziale, rinunciando ai benefici economici derivanti dalle opere pubbliche che vorrebbero demolire.
Gli eroi della politica green non hanno considerato che la rendita fondiaria latifondista è diventata “diffusa”. Il turismo di massa che distrugge le Cinque Terre o la Costa Amalfitana, è alimentato dagli “affitti brevi” di piccoli proprietari. Possedere un appartamento a Venezia, ti permette di vivere decorosamente. Tassare in modo più incisivo queste rendite fondiarie non serve a salvare il territorio perché i milioni di turisti che vengono con il sacco a pelo continueranno a lasciare la plastica e le lattine di birra sulle spiagge. In conclusione, chi difende le nuove generazioni dai social e dagli esempi di vita dei grandi della Terra o dei milioni di speculatori di estrazione “democratica”?
L’unico mezzo di tutela della gioventù sarebbe quello di oscurare i social di Macron, Trump, Putin, e di ogni inquinatore, divulgatore di violenza, di menzogne, di opportunismo.
I social sono dei mezzi di comunicazione come lo sono stati i banditori, la radio, i giornali e la televisione. Altra cosa è il linguaggio dei giovani, cioè il loro modo di esprimere un disagio, uno sfogo che le classi dirigenti hanno il dovere di comprendere. A meno di tornare ai tempi in cui Hitler e Mussolini militarizzavano e intruppavano gli adolescenti in nome del nazionalsocialismo, i comunisti educavano al culto popolare del partito unico, la Chiesa organizzava i movimenti cattolici attraverso la Fede e il volontariato.
I giovani di oggi, sanno che in caso di una guerra, saranno loro a dover scendere in trincea, come dimostra il milione di morti in Ucraina. Che sorgano movimenti contro gli armamenti degli Stati è naturale, anzi, doveroso. Le giovani generazioni hanno una “morale” che sovrasta la politica degli Stati, una morale che può essere manipolata da organizzatori faziosi. E’ difficile capire quando questo avviene, è impossibile individare i cattivi maestri.
L’unica salvezza per i giovani è una classe politica “adeguata”: i politici e i giudici “devono” essere “intelligenti”. Lo stupore nasce perché a nessuno è mai venuto in mente di porre come regola il dovere di “essere intelligenti”. Questo dovere non consiste, nel godere di un “quoziente intellettuale” molto elevato, che (per dirla col Manzoni) “se uno non ce l’ha, non se lo può dare”. L’intelligenza è quella di assumere la propria decisione solo dopo aver raggiunto coscienza di “intelligere” l’oggetto della propria indagine legislativa o giudiziaria ed avere così piena conoscenza non solo di tutti gli elementi assunti come fattori della decisione, ma anche e soprattutto degli effetti pratici.
Siamo sicuri che le nostre leggi e la nostra giurisprudenza siano prodotte da persone “intelligenti”, che hanno cioè l’esatta percezione del malessere giovanile e del disagio sociale dei nostri tempi?