Cronaca

Cosa sappiamo dell’omicidio a Lione di Quentin Deranque: tra gli arrestati un assistente di un deputato de La France Insoumise

Sono al momento 11 le persone fermate dalla polizia francese in relazione alla morte del giovane militante nazionalista Quentin Deranque che era stato aggredito giovedì scorso a Lione. Tra loro c’è anche un assistente parlamentare di un deputato de La France Insoumise (Lfi), Jacques-Elie Favrot, confermando sospetti e voci sul partito della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Tra i fermati c’è anche Adrian B., membro del movimento Jeune Garde e vicino anche lui ad Arnault che è considerato il “padre” del movimento giovanile di estrema sinistra fondato nel 2018 e sciolto dalle autorità nei mesi scorsi.

Gli ultimi due arrestati sono un uomo e una donna. L’uomo è sospettato di essere direttamente legato alle violenze. La sua compagna è invece sospettata di averlo aiutato a sottrarsi alla giustizia. La coppia è stata fermata nel quadro dell’inchiesta per ”omicidio doloso”, ha precisato il procuratore.

Lione rifugio di gruppi di estrema destra

Fino ad ora si sa che Quentin, lo scorso giovedì, durante scontri esplosi a margine di una conferenza dell’eurodeputata di Lfi Rima Hassan organizzata nella facoltà di Sciences Po, è stato gettato a terra e picchiato da “almeno sei individui” mascherati e con il passamontagna. Raggiunto dai soccorritori, il 23enne “presentava soprattutto lesioni alla testa”, fra le quali “un grave trauma cranico”. È morto due giorni dopo.

Per diversi anni, Lione è stata nota come rifugio per gruppi di estrema destra – molti dei quali sono stati poi sciolti – e teatro di frequenti scontri con attivisti antifascisti. Descritto dalla sua famiglia come un “attivista pacifico”, il giovane Quentin era coinvolto nel movimento radicale di estrema destra: secondo Le Figaro e Mediapart, ha partecipato in particolare a una marcia a Parigi il 10 maggio scorso alla quale hanno preso parte circa 1.000 attivisti di estrema destra, alcuni dei quali esibivano simboli nazisti.

Mélenchon parla di “un atto che disonora”

Mélenchon parla di “un atto che disonora” ma non è abbastanza: il caso ha già innescato un incendio politico in Francia che adesso è difficile da domare, tra dita puntate e raffiche di accuse, a cominciare dal presidente del Rassemblement National Jordan Bardella che lo attacca. Il leader di Lfi ha “aperto le porte dell’Assemblea Nazionale a presunti assassini, ha una responsabilità morale e politica immensa”.

Il governo, nella persona del primo ministro Sébastien Lecornu, ha chiesto a Lfi di “fare pulizia” nelle sue “idee” e tra i suoi “ranghi”. Il nome di Favrot era stato da subito tra quelli circolati nelle prime ricostruzioni e, tramite il suo avvocato, aveva già negato di “essere responsabile di questa tragedia” e si era detto “a disposizione della giustizia”, dimettendosi dal suo incarico di assistente parlamentare.

 

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Lorenzo Briotti