(Foto Ansa)
Partono dalle cifre, inevitabili e dolorose, le richieste di risarcimento dei sopravvissuti alla tragedia di Crans-Montana, dove la notte di Capodanno un incendio ha causato 41 morti e oltre cento feriti. A quattro mesi dal rogo, la fase più difficile è dare un valore a vite spezzate o cambiate per sempre.
Anais, segnata da ustioni estese e danni permanenti, quantifica in 50 milioni di franchi – circa 54 milioni di euro – il risarcimento. “Sulla mia mano sinistra dovrà essere amputata la prima falange di ogni dito”. Dopo due mesi di coma, il percorso è appena iniziato: “I medici mi hanno spiegato che dovrò sottopormi a un numero molto elevato di interventi per anni”.
Anche per Lily-Rose, studentessa al terzo anno di liceo, il trauma è profondo. Alle ustioni su viso, braccia e schiena si sommano difficoltà psicologiche: “Non mi sento a mio agio in molti luoghi, mi è difficile spiegare il perché. In un locale all’aperto su una terrazza non sono riuscita a restarci più di 15 minuti”. La sua richiesta è di 25 milioni di franchi, come quella del fratello.
Andy guarda alla vita di prima: “Godermi la mia vita da studente. Oggi farlo è diventato impossibile”. Per lui il danno è “di almeno un milione di euro”. Intanto, tra i sopravvissuti restano diffuse ansie, incubi e attacchi di panico che segnano la quotidianità.
Sul fronte istituzionale, il governo italiano rafforza la propria iniziativa. “Si è tenuto a Palazzo Chigi l’incontro tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e i familiari delle vittime”, riferisce una nota. L’incontro, “voluto” dalla premier Giorgia Meloni, è servito a condividere gli sviluppi investigativi e a valutare nuove iniziative, tra cui “la richiesta, da parte del Governo, di costituzione di parte civile”.
In questo quadro è stato deciso anche il rientro in Svizzera dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, incaricato di “verificare da vicino l’effettività della collaborazione avviata” sul piano giudiziario.
Sul fronte delle indagini, slitta intanto l’interrogatorio di Jacques Moretti. Secondo i certificati medici, soffre di “uno stato depressivo reattivo a seguito dello shock post-traumatico causato dall’incendio del primo gennaio e dalla sua carcerazione” e di uno “stato confusionale con diversi episodi di amnesia”. Dorme “solo tre ore a notte” e gli risulta “difficile, allo stato attuale, sottoporsi a interrogatori”. Il suo legale riferisce inoltre che “subisce una pressione mediatica fuori dal comune” e che ha ricevuto “minacce di morte”.