Il fiume Po in secca, all'altezza del ponte Vittorio, dove si sono formate degli isolotti per la drastica diminuzione della portata dovuta alla prolungata siccità. Torino 30 luglio 2026, foto Ansa - Blitz Quotidiano
L’impatto della siccità e del susseguirsi ininterrotto delle ondate di calore sulle risorse idriche è sempre più evidente nelle regioni del Nord: a testimoniarlo è il report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. In Valle d’Aosta cresce la portata della Dora Baltea. Lo scorso mese, le precipitazioni nella regione sono state del 37% più scarse della media e le temperature di 3° oltre la norma.
Sul Piemonte, a luglio, è piovuto il 54% in meno (il bilancio dell’anno idrologico è finora -27% di pioggia), mentre le temperature sono state mediamente di 3° superiori alla norma, segnando addirittura un record assoluto nel Piemonte Settentrionale (+3,3°). A fine mese, nella regione, le riserve idriche erano del 62% più scarse della media, valore che arriva a ben -79% nel Piemonte settentrionale.
Ovviamente a risentire di tale situazione sono stati anche i fiumi, le cui portate si sono ridotte ai minimi storici, toccando -90% per il Tanaro e -83% per la Varaita.
In Lombardia: dei 1623 milioni di metri cubi, che normalmente rappresentano la riserva idrica di questo periodo, ad oggi ne conta solamente mln. mc.798,5, cioè meno della metà.
Sono ormai quasi esauriti i volumi idrici, trattenuti nei grandi laghi settentrionali (tutti largamente sotto media): Verbano è al 6,7% di riempimento, Lario al 5,9%, Iseo al 5,7%; dati confortanti solo dal Benaco, che ancora conserva il 50% della propria capacità.
A soffrire sono anche i grandi laghi, i cui livelli hanno registrato un continuo decremento a partire dalla seconda settimana di giugno. La situazione di maggiore criticità continua a interessare il Lago Maggiore, dove sia l’altezza idrometrica sia le portate erogate si attestano su valori prossimi ai minimi storici di riferimento. Una situazione che crea problemi per la coltura del riso nel Vercellese, Novarese e Lomellina. Anche il Lago di Como presenta condizioni critiche registrando valori riconducibili a condizioni di “siccità estrema”. Il Lago di Garda mantiene invece livelli di riempimento complessivamente nella norma, pur presentando tiranti idrici e portate rilasciate inferiori ai valori medi del periodo.
L’immagine del Nord in sofferenza idrica è ben rappresentata dalle spiagge nel letto del Po, che al pari di altri grandi fiumi europei, registra flussi ai minimi storici: -80% in Piemonte (Isola S.Antonio), -74% in Lombardia (Cremona) ed Emilia-Romagna (Pontelagoscuro).
L’Osservatorio permanente sugli utilizzi Idrici del distretto idrografico del fiume conferma la “severità alta” per quanto riguarda le condizioni idriche del fiume. “Le temperature elevate persistenti stanno esasperando le ultime riserve d’acqua, e cioè i grandi laghi prealpini – spiega Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità di Bacino -. L’emergenza continua e ancora non se ne vede la fine”. “Le conseguenze dei cambiamenti climatici nel nord Italia potrebbero diventare ancora più gravi, per l’agricoltura, l’industria e la popolazione, e per il sistema vitale nel suo complesso – ha evidenziato Delpiano -. Senza acqua e senza cibo non può esserci vita, pertanto dobbiamo presto adottare ulteriori misure di adattamento ai cambiamenti climatici, per non trovarci tra pochi anni a vivere situazioni persino peggiori di questa”.
Per i prossimi giorni sono previsti temporali di una certa intensità sui rilievi e anche in pianura, con una diminuzione delle temperature, sebbene lungo l’asta principale del Po sia atteso un generale mantenimento o un modesto incremento delle portate, sottolinea l’Osservatorio del distretto del Po, al momento non si prevedono benefici significativi e duraturi in termini di disponibilità idrica. “Le portate del fiume Po si mantengono su livelli particolarmente critici, con valori inferiori alle corrispondenti portate caratteristiche di magra”, spiega una nota.
In Veneto, il mese di luglio è stato caratterizzato da episodi temporaleschi molto localizzati e di forte intensità. A fine mese il deficit pluviometrico è stato solo del 9%.
L’accentuazione del regime torrentizio dei fiumi appenninici si fa evidente soprattutto in Emilia-Romagna, dove i flussi idrici sono condizionati dall’alternarsi di periodi asciutti e piogge violente. I volumi invasati nei bacini piacentini di Molato e Mignano si attestano complessivamente a mln.mc. 2,64 con valori di riempimento pari a 8,9% per il primo e 19,6% per il secondo: sono i più bassi del più recente quinquennio. In Liguria sono in riduzione i flussi dei fiumi Entella e Vara.
In Toscana tornano a scendere i livelli idrometrici dei fiumi con l’Ombrone, che spicca sempre per le “performances” negative: a Sasso d’Ombrone, la portata è di soli mc/s 1,37 ed è inferiore sia alla media storica che al Deflusso Minimo Vitale (DMV).
Nelle Marche crescono le altezze idrometriche dei fiumi Potenza e Nera, mentre le dighe trattengono 43,93 milioni di metri cubi d’acqua, vale a dire meno di quanto registrato in questo periodo nello scorso triennio.
In Umbria, il lago Trasimeno, a Polvese, si abbassa di ulteriori 4 centimetri, arrivando ormai ad un soffio dal record negativo del recente sessantennio. La diga Maroggia trattiene mln. mc. 2,92 d’acqua, circa 370.000 in più dello scorso anno; in crescita è la portata del fiume Topino, mentre si riduce quella della Paglia.
Analogo a quello del Trasimeno è l’andamento idrometrico dei laghi vulcanici nel Lazio: i bacini romani di Albano, Nemi e Bracciano si abbassano di 3 centimetri in una settimana, mentre i livelli degli specchi lacustri viterbesi di Vico e Bolsena si riducono rispettivamente di 4 e 5 centimetri.
In Abruzzo, l’invaso di Penne contiene ancora mln.mc. 5,53 d’acqua.
In Campania sono in crescita le portate dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sensibile riduzione dei flussi viene registrata nel Garigliano.
Nelle regioni meridionali, nonostante il clima torrido e l’intensificarsi dell’evapotraspirazione, l’attività irrigua e le erogazioni per l’uso potabile sono ancora pienamente garantite dagli stock idrici, immagazzinati nei serbatoi artificiali.
In Basilicata, i principali bacini trattengono mln.mc. 277,84 (66% dei volumi autorizzati), nonostante in una settimana siano fuoriusciti oltre 13 milioni e mezzo di metri cubi.
In Puglia, dove le precipitazioni sulla penisola salentina sono state, a luglio, oltre l’80% inferiori alla media gli invasi a servizio della Capitanata contengono ancora circa il 52% della capacità complessiva a fronte di un’erogazione settimanale di quasi 12 milioni e mezzo di metri cubi: rispetto allo scorso anno c’è un surplus di oltre 104 milioni.
Analoga, positiva condizione si registra in Sicilia, dove c’è il 59% d’acqua in più dell’anno scorso e gli invasi sono pieni almeno al 70%.
In Sardegna grazie alle piogge vernino-primaverili ed i serbatoi contengono mediamente il 73,38% dell’acqua invasabile (fonte: Autorità di Bacino della Sardegna). Nel mese di luglio il Nord Ovest dell’isola, così come le zone interne, orientali e meridionali, hanno registrato un deficit pluviometrico anche superiore all’80% mentre, su Nord Est e Sud Ovest della Sardegna, le piogge sono state superiori alla media anche del 90%.