Diala Kante, il racconto dell'uomo italiano originario del Senegal arrestato a Milano: "Un abuso di potere". E in questura si è rifiutato di firmare - (foto da video Instagram) Blitz Quotidiano
Da diversi giorni si parla di quanto accaduto a Milano il 9 maggio davanti al ristorante Baobab in via Tadini. Qui Diala Kante , un cittadino italiano di 43 anni originario del Senegal che di professione fa l’orafo, è stato arrestato e le immagini hanno fatto il giro del web con molti che hanno parlato di arresto immotivato, un vero e proprio abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.
L’orafo ha fornito la sua versione dei fatti diversa, come sempre accade in questi casi, da quella fornita dalla Polizia. “Sabato ho finito di lavorare e sono andato a prendere i miei figli, come sempre sono venuto a mangiare qui”, spiega Diala in un video della content creator Selena Peroly registrato proprio davanti al Baobab, ristorante che sempre più spesso, come racconta Diala, viene controllato dalla Polizia. Controllo che è stato svolto anche sabato sera: “C’erano i poliziotti e gli ho chiesto che problemi avessero con questo ristorante”. Gli agenti hanno chiesto al 43enne i documenti, lui li ha forniti dicendo ad un agente: “Ma siete sempre qua”. Il poliziotto ha risposto: “Stiamo svolgendo un controllo”. Kaine ha poi detto ad uno di loro: “Tu ce l’hai con i neri”.
Poco dopo la domanda rivolta ad uno degli agenti la situazione è cambiata: “Mi hanno spinto e mi hanno buttato a terra, mi hanno messo le manette mentre i miei figli assistevano alla scena”. Nelle immagini postate su Instagram si vede il figlio dell’uomo piangere disperato di fronte all’arresto del padre. Si vede un agente che tiene fermo il 43enne con il ginocchio sulla schiena e due in divisa che lo ammanettano. L’uomo viene poi portato verso le volanti con diverse persone che protestano dicendo “ormai se sei nero ti arrestano senza motivo”. C’è anche chi dice che “ormai bisogna filmare tutto” e “vergognatevi” rivolto agli agenti. Diala Kante viene portato in questura e gli viene contestata la resistenza, reato che lui nega con forza.
Kante racconta di aver passato “12 ore in questura, dalle 20 fino alle 8 di mattina, senza mangiare, in un luogo sporchissimo e con gente con cui io non ho niente a che fare. Amo l’Italia, ma vengo ripagato così soprattutto davanti ai miei figli. Bastava che mi dicessero di salire in macchina”. In questura, racconta ancora Diala, gli hanno chiesto di firmare un verbale, ma lui si è rifiutato. Poi lo hanno fatto uscire senza fornirgli alcuna spiegazione.
Secondo quanto detto dalla questura, il controllo sarebbe nato come un normale intervento di routine legato alle numerose segnalazioni dei residenti sulla presenza di persone all’esterno del locale. Tuttavia, fin dall’arrivo degli agenti, la situazione si sarebbe fatta particolarmente tesa.
La Polizia riferisce che alcuni presenti avrebbero reagito con proteste e insulti. Un agente sarebbe stato strattonato fino a cadere a terra, mentre altri clienti avrebbero ostacolato le verifiche. Per questo motivo gli operatori avrebbero deciso di fermare le persone ritenute più agitate.
Complessivamente sono state accompagnate in questura cinque persone: oltre a Kante, anche la titolare quarantenne del ristorante, il compagno 34enne e due uomini di 32 anni, tutti senegalesi con cittadinanza italiana. Nei loro confronti sono scattate denunce per resistenza e oltraggio.
Anche un residente della zona, presente durante i fatti, ha confermato la presenza di forti tensioni. “Alcune persone hanno iniziato a urlare contro la polizia perché non volevano dare i documenti”, racconta. E aggiunge: “Alcuni hanno spintonato i poliziotti, e uno in particolare ha trascinato a terra un agente. Solo dopo vari tentativi sono riusciti a bloccarlo”.