Donna muore di cancro non rilevato dai pap-test: ansia tra chi ha fatto l'esame nello stesso laboratorio (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Sta suscitando forte apprensione in Puglia la notizia della 47enne salentina deceduta a causa di un cancro, non rilevato in tempo da tre pap-test risultati negativi. Gli esami erano stati eseguiti presso un laboratorio analisi privato della provincia di Lecce, accreditato e convenzionato con il Servizio sanitario regionale.
Secondo l’avvocato Pasquale Tarantino, legale dei familiari, la paziente potrebbe essere morta per complicazioni della malattia non diagnosticata tempestivamente. L’episodio, chiusosi con una transazione di 150mila euro a favore degli eredi, ha sollevato ansia tra decine, forse centinaia di donne che si erano sottoposte a test simili nello stesso laboratorio.
Il Centro Diritto alla Salute di Lecce ha denunciato i timori delle pazienti, sottolineando la necessità che la Asl verifichi protocolli e procedure, anche richiamando eventuali donne che abbiano fatto pap-test nella struttura.
Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha chiesto alla Asl di accertarsi del corretto funzionamento dei laboratori. La vicenda ha messo in luce la criticità di risolvere casi gravi con transazioni economiche senza approfondire protocolli e affidabilità degli strumenti diagnostici, soprattutto in strutture accreditate dalla Regione, garante della salute pubblica.
Secondo Tarantino, i reperti analizzati dall’Università di Bari hanno evidenziato un tumore non diagnosticato nei pap-test, confermando l’errore diagnostico che ha condotto alla morte della paziente.
Le difficoltà della donna erano iniziate nel novembre 2016 con emorragie frequenti, tre pap-test negativi e una elettrocoagulazione inutile. La diagnosi definitiva, carcinoma squamocellulare scarsamente differenziato, è arrivata troppo tardi. La paziente ha affrontato sette anni di cure tra chemioterapia tradizionale e sperimentale al Gemelli, fino al decesso nel novembre 2023.
La vicenda ha generato forte indignazione e apprensione pubblica, non solo per l’errore diagnostico ma anche per la modalità con cui il caso è stato chiuso: una transazione di 150mila euro senza verifiche sui protocolli, lasciando dubbi sulla sicurezza e affidabilità dei laboratori convenzionati con la Regione.