(Foto Ansa)
Cresce la tensione diplomatica attorno alla Global Sumud Flotilla dopo il fermo, da parte della marina israeliana, delle imbarcazioni dirette verso Gaza. Al centro della vicenda ci sono anche i 29 italiani presenti a bordo, tra attivisti e membri degli equipaggi, trasferiti insieme agli altri partecipanti verso il porto israeliano di Ashdod.
La Global Sumud Flotilla ha denunciato l’operazione parlando di un’azione illegale condotta in acque internazionali. “Per la seconda volta in tre settimane, il più morale degli eserciti ha rapito i nostri compagni dalle acque internazionali”, si legge in un messaggio pubblicato su Telegram. Il movimento sostiene inoltre che “almeno 87 partecipanti hanno iniziato uno sciopero della fame” e chiede “il rilascio di tutti gli ostaggi del regime israeliano”.
Secondo gli organizzatori, sei imbarcazioni sarebbero state raggiunte da colpi sparati dalla marina israeliana, tra queste anche la barca italiana. Israele respinge però le accuse di avere aperto il fuoco contro gli attivisti e parla soltanto dell’uso di “mezzi non letali contro l’imbarcazione, e non contro i contestatori, a scopo di avvertimento”, assicurando che “nessuno è rimasto ferito”.
Immediata la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiesto “di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane”. Il titolare della Farnesina ha inoltre incaricato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferrari, di sollecitare “un trattamento dignitoso, piena protezione e la garanzia dell’incolumità” per tutti i cittadini coinvolti, chiedendone anche “l’immediato rilascio”.
Tra gli italiani fermati c’è anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto. Con lui risultano a bordo attivisti, operatori umanitari e membri degli equipaggi delle imbarcazioni partite dalla Turchia insieme alla missione internazionale composta da oltre 400 persone di 39 nazionalità. Israele, nella nota diffusa dal ministero degli Esteri, parla del trasferimento di “tutti gli attivisti” verso il territorio israeliano, confermando quindi anche il coinvolgimento dei 29 cittadini italiani.
Una volta sbarcati ad Ashdod, per gli attivisti si aprono due possibilità. La prima è l’espulsione immediata per chi accetterà di lasciare il Paese, mentre per gli altri il rimpatrio potrebbe avvenire comunque entro 24 ore. La seconda ipotesi, però, è quella di interrogatori o ulteriori indagini da parte delle autorità israeliane. Uno scenario che non viene escluso anche alla luce di quanto accaduto dopo un precedente abbordaggio, quando gli attivisti Saif Abukeshek e Thiago Ávila rimasero detenuti per oltre una settimana prima dell’espulsione. Ad assistere i fermati, compresi gli italiani, sarà ancora una volta il team legale della ong Adalah.
Le opposizioni attaccano il governo e chiedono un intervento più duro. Giuseppe Conte definisce quanto accaduto “gravissimo, un sequestro a mano armata, illegale e intollerabile”. Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra chiede la convocazione dell’ambasciatore israeliano, mentre la vicepresidente dem della Camera Anna Ascani sollecita l’esecutivo “ad agire immediatamente”.
Israele, dal canto suo, minimizza l’operazione. In una nota il ministero degli Esteri afferma che “un’altra flottiglia di propaganda è giunta al termine” e accusa la missione di essere “nient’altro che una trovata pubblicitaria al servizio di Hamas”.