Frane e terremoti, le città fantasma da Cerzeto a Apice. I paesi abbandonati da anni e quelli rinati (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La frana di Niscemi, in Sicilia, mette a rischio la scomparsa del centro abitato ed è solo l’ultimo esempio di un fenomeno diffuso in Italia. Il territorio italiano è infatti caratterizzato da molte aree vulnerabili, dove dinamiche geologiche simili provocano scivolamenti del suolo e danneggiano abitazioni e infrastrutture. Tra i casi più noti c’è Cavallerizzo di Cerzeto in Calabria, distrutto nel 2005 e completamente evacuato, e San Fratello a Messina, dove nel 2010 numerosi edifici sono stati devastati. Anche Apice nel Beneventano è soprannominata “luogo fantasma” per via dell’abbandono della parte vecchia della città dopo il terremoto del 1980, con precedenti evacuazioni già nel 1962.
Non tutte le località colpite da calamità naturali sono rimaste abbandonate. Alcune, come Civita di Bagnoregio nel Lazio e Gibellina in Sicilia, hanno saputo trasformare la distruzione in occasione di rinascita. Civita di Bagnoregio è diventata un simbolo di rigenerazione urbana, mentre Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice nel 1968, è stata ricostruita con il contributo di artisti e architetti, diventando un centro di arte contemporanea e turismo culturale. Questi esempi mostrano come investimenti culturali e urbanistici possano ridare vita a borghi apparentemente condannati all’abbandono.
Molte frane italiane, tra cui quella di Niscemi, derivano da una dinamica geologica ben precisa: depositi sabbiosi poggiano su strati argillosi impermeabili. La sabbia permette l’infiltrazione dell’acqua, che accumulandosi sull’argilla provoca uno scivolamento retrogressivo verso il monte, dove spesso si trovano i centri abitati. Secondo Giuseppe Esposito del CNR, fenomeni simili sono diffusi soprattutto nell’Appennino, ad esempio in Emilia-Romagna e Molise. Questo tipo di rischio, se non monitorato, può evolvere rapidamente e colpire interi borghi, rendendo urgente la gestione e prevenzione delle frane.