Furti contactless con il Pos, come funzionano e come difendersi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni di presunte truffe effettuate tramite Pos portatili, soprattutto nelle grandi città e nelle zone ad alta densità turistica. Questo fenomeno è stato ribattezzato “pickpocketing 2.0”, perché non prevede il furto fisico del portafoglio, ma il prelievo diretto di denaro attraverso la tecnologia contactless. L’ultimo caso noto si sarebbe verificato a Napoli, in via Toledo, dove un commerciante di San Giorgio a Cremano ha ricevuto una notifica bancaria relativa a un pagamento di 50 euro mai autorizzato.
Il dettaglio inquietante è che la vittima non si è accorta di nulla nell’immediato. Nessun contatto diretto, nessuna richiesta di pagamento, nessuna distrazione evidente. Solo una notifica sullo smartphone, arrivata quando ormai il denaro era stato scalato dal conto. Da qui l’allarme e le denunce, che hanno acceso i riflettori su un fenomeno tanto silenzioso quanto temuto.
Il pagamento contactless utilizza la tecnologia NFC (Near Field Communication), che consente lo scambio di dati a brevissima distanza tra una carta o uno smartphone e un Pos abilitato. Per importi inferiori ai 50 euro, non è richiesto l’inserimento del Pin quando si usa una carta fisica, rendendo l’operazione rapida e apparentemente sicura.
Diverso il caso dei dispositivi mobili: smartphone e smartwatch richiedono sempre un’autenticazione preventiva, come impronta digitale, riconoscimento facciale o codice di sicurezza. È proprio questa differenza che rende teoricamente più vulnerabili le carte contactless tradizionali, sebbene entro limiti ben precisi.
Secondo alcune ricostruzioni, i malviventi avvicinerebbero il Pos alle tasche o alle borse delle vittime, attivando la transazione senza che queste se ne accorgano. Tuttavia, diversi esperimenti giornalistici hanno dimostrato che l’operazione non è affatto semplice. In una simulazione condotta dal Corriere della Sera, solo un tentativo su tre è andato a buon fine.
Inoltre, per utilizzare un Pos è necessaria una registrazione dettagliata: documento d’identità, codice fiscale e verifica biometrica. Le transazioni sono tracciabili, il dispositivo emette un segnale acustico e resta attivo per pochi secondi. Tutti elementi che aumentano il rischio per il truffatore.
Per difendersi, esistono portafogli e custodie schermate Rfid/Nfc, progettate per bloccare le comunicazioni wireless indesiderate. Un’alternativa semplice consiste nel tenere la carta accanto ad altri documenti o a più carte insieme, creando interferenze che rendono difficile la lettura del chip.
Infine, è sempre consigliabile attivare le notifiche bancarie in tempo reale e controllare frequentemente i movimenti del conto. La tecnologia offre comodità, ma richiede attenzione: la vera difesa resta la consapevolezza.