Gli italiani nel Golfo, la mappa della Farnesina (Foto Ansa)
Continuano ad arrivare le testimonianza degli italiani rimasti bloccati nel Golfo. Se la situazione a Dubai dovesse peggiorare, “abbiamo la borsa con un cambio, cerotti e lacci in caso di ferite e le macchine col pieno se dobbiamo scappare nel deserto”. Lo racconta il pordenonese Massimo Vidoni, noto come The Truffleman, residente da 15 anni negli Emirati Arabi Uniti. Con la sua azienda fornisce tartufi e caviale a ristoranti, hotel e sceicchi del Medio Oriente. Vive con moglie e figlia in una villetta a Jumeirah Islands e, come racconta al Messaggero Veneto, sta “ospitando due amici di Firenze e Verona. Uno di loro vive al trentasettesimo piano di un palazzo, non si sentiva al sicuro”.
Altre testimonianze di italiani in Medio Oriente confermano tensione e precauzioni. Letizia Santin, di Chions (Pordenone), che lavora in uno studio legale a Dubai, racconta: “Abbiamo valutato la possibilità di spostarci in altre città, ma al momento pensiamo che andare via da qui sia più rischioso”. “La situazione non è così tragica come è stata dipinta – aggiunge – il governo ha anche emanato un comunicato attraverso cui è punibile con sanzione chi condivide notizie non tramite i canali governativi. Stanno girando video falsi, fatti con l’AI o risalenti ad anni prima”.
Francesca Zorzi, di Martignacco (Udine), da anni a Dubai con marito e figlio, segnala: “Da almeno quindici giorni assistiamo a movimenti aerei continui, a tutte le ore”. Andrea Dorigo, di Gonars (Udine), che vive a Doha da 10 anni, riferisce: “Da due giorni i telefoni suonano in continuazione per gli alert governativi, giorno e notte”. “Qui non esistono bunker. L’unico riparo sarebbe la metropolitana, ma il governo consiglia di restare in casa”. Anche una famiglia triestina in vacanza conferma: “Al momento siamo ancora senza notizie certe” sul rientro.