Cronaca

Gli Usa tornano a bombardare l’Iran: colpiti due lanciatori a Larak, Teheran lancia missili sulle basi USA in Giordania

La tregua tra Stati Uniti e Iran torna a vacillare dopo un nuovo raid americano sull’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz. L’attacco, il primo dal 29 luglio, ha preso di mira due lanciatori iraniani che, secondo Washington, stavano per essere utilizzati per minare lo strategico passaggio marittimo.

A riferirlo è un funzionario statunitense citato da Axios, secondo cui il raid è scattato dopo che “erano state osservate forze dei pasdaran intente a preparare il lancio di razzi carichi di mine navali verso lo stretto di Hormuz”. Un’esplosione è stata avvertita dagli abitanti di Larak, riferisce l’agenzia Fars.

La risposta dell’Iran

Le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato una risposta. Gli Stati Uniti “saranno puniti” per l’attacco, ha riferito l’agenzia semi-ufficiale Tasnim. “In un atto di aggressione”, gli Stati Uniti “hanno attaccato l’isola di Larak, causando il martirio e le ferite di alcuni dei nostri combattenti e cittadini. Questa azione sarà punita e porterà alla punizione dell’aggressore”. Secondo le prime informazioni non ufficiali citate da Tasnim, “finora 2 persone sono state uccise e 2 sono rimaste ferite”.

Poco dopo, l’Iran ha lanciato missili verso Aqaba e la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono presenti militari statunitensi. Lo riferiscono fonti arabe citate dalla Fars. Gli attacchi, secondo le informazioni disponibili, sarebbero stati tutti intercettati.

Teheran accusa Washington di aver riacceso il conflitto. “La piena responsabilità per le conseguenze delle nuove azioni aggressive degli Stati Uniti e per il proseguimento del blocco navale e della guerra economica contro l’Iran ricade sul regime statunitense e su tutte le parti che in qualsiasi modo colludono e partecipano alla preparazione e all’attuazione delle azioni illegali e abusive degli Stati Uniti”. Il ministero degli Esteri iraniano aggiunge che l’attacco Usa a Larak “è contrario alla Carta delle Nazioni Unite” e “ricorda la responsabilità dell’Onu di adempiere ai propri compiti di preservare la pace e la sicurezza internazionali e di ritenere l’aggressore responsabile”. “Le forze armate iraniane risponderanno con decisione a qualsiasi aggressione militare da parte del nemico, in base al loro diritto all’autodifesa, in modo appropriato”.

Sul fronte marittimo, la Marina dei Pasdaran ha riferito che “una superpetroliera che aveva violato le norme ha preso fuoco in modo terribile dopo aver urtato due mine marine”.

Washington sostiene intanto di voler evitare un’ulteriore escalation. Gli Stati Uniti “stanno monitorando attentamente l’area e restano pronte a tutelare il libero flusso dei commerci” attraverso lo Stretto di Hormuz, ha dichiarato ad Axios il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale Usa.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito la posizione di Teheran: “Non stiamo cercando la guerra e questo è il chiaro messaggio che abbiamo trasmesso al mondo finora, ma non rimarremo mai calmi di fronte a qualsiasi aggressione e daremo una risposta decisiva agli aggressori”. Poi ha aggiunto: “L’instabilità nella regione non è nell’interesse di nessun paese e costituirà una sfida per tutti”.

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Gianluca Pace