Guerra Stati Uniti-Israele-Iran, traffico aereo in tilt: mai così tanti voli cancellati dai tempi del Covid (foto dal web) - Blitz quotidiano
Oltre un milione di persone bloccate a terra e più di 5mila partenze annullate tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo: sono i numeri che fotografano l’impatto del conflitto in Medio Oriente sul traffico aereo globale. L’offensiva contro l’Iran ha infatti provocato la più grave interruzione del trasporto aereo internazionale dall’inizio della pandemia di Covid-19.
A finire nel caos sono stati alcuni degli hub intercontinentali più importanti al mondo, come Dubai, Doha e Abu Dhabi. Migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati negli scali mediorientali o impossibilitati a partire dai rispettivi aeroporti di origine. Il ripristino della normalità si preannuncia complesso: oltre a riposizionare aerei ed equipaggi, sarà necessario garantire i tempi di riposo obbligatori per piloti e assistenti di volo, allungando ulteriormente i tempi di recupero delle operazioni.
Secondo i dati del sito di monitoraggio FlightAware, alla mattina di domenica 1 marzo risultavano oltre 6.700 voli in ritardo e circa 1.900 cancellati in tutto il mondo, cifre che si sommano alle migliaia già registrate il giorno precedente. La società di analisi Cirium ha stimato che Emirates ha cancellato il 38% dei propri voli, Etihad Airways il 30%, mentre Qatar Airways ha toccato il 41%.
Stop immediato ai collegamenti anche per Air France, British Airways, Lufthansa, Turkish Airlines e Air India. In Italia, ITA Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo e quelli da e per Dubai fino al 4 marzo. Analoghe decisioni sono state adottate da numerosi vettori europei, nordamericani e asiatici, tra cui Cathay Pacific e Singapore Airlines.
Sebbene molte compagnie avessero predisposto piani d’emergenza vista l’alta tensione tra Stati Uniti e Iran, l’estensione rapida del conflitto ha superato le previsioni. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha sconsigliato alle compagnie europee di sorvolare, a qualsiasi altitudine, numerosi Paesi dell’area: Bahrein, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, per il concreto rischio di abbattimento.
Anche Eurocontrol ha comunicato che lo spazio aereo israeliano resterà chiuso almeno fino alle ore 11 italiane del 6 marzo, pur precisando che le tempistiche potrebbero cambiare con l’evolversi della crisi. Intanto missili e droni hanno colpito anche infrastrutture aeroportuali a Dubai e Abu Dhabi, causando danni limitati ai terminal ma aggravando ulteriormente la situazione.
Per i tanti italiani bloccati nell’area, mentre la Farnesina monitora costantemente gli sviluppi, non è ancora possibile indicare una data certa per il rientro. Il ritorno alla piena operatività del traffico aereo dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalle decisioni delle autorità internazionali sulla sicurezza dei cieli mediorientali.