(Foto d'archivio Ansa)
L’azienda tecnologica InvestCloud Italy, con sede a Marghera, ha avviato le procedure per il licenziamento collettivo di tutti i 37 dipendenti e la chiusura dell’unica sede italiana. La decisione è legata a una riorganizzazione del gruppo statunitense che punta su piattaforme integrate basate sull’intelligenza artificiale.
La notizia, riportata dalla Nuova di Venezia e Mestre, riguarda la società attiva nel settore della tecnologia finanziaria, che ha comunicato la decisione a Federmeccanica, alle organizzazioni sindacali e a Confindustria Veneto Est. L’azienda motiva la scelta con un nuovo modello organizzativo del gruppo, fondato su sistemi tecnologici centralizzati e integrati con l’uso dell’intelligenza artificiale, che – spiega la società – “non prevede il mantenimento di strutture locali autonome”.
I 37 esuberi si inseriscono in un processo di trasformazione più ampio avviato dal gruppo InvestCloud negli ultimi 18 mesi. Nella lettera inviata alle parti sociali l’azienda sottolinea che l’attuale configurazione del business, “sviluppata nel tempo secondo un modello fortemente distribuito in diversi Paesi nel mondo e parzialmente basato su soluzioni adattate a livello locale, non risulta più compatibile con l’obiettivo di realizzare una piattaforma tecnologica integrata centrata su soluzioni basate sull’intelligenza artificiale”.
Nei prossimi giorni i lavoratori terranno un’assemblea per valutare le possibili iniziative e gli strumenti normativi per contrastare la decisione, anche attraverso il coinvolgimento del tavolo di crisi della Regione Veneto.
Sul caso interviene anche la Fim Cisl di Venezia. “Serve che si operino azioni e si definiscano nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di allargarsi in tutto il settore dell’Ict. Come Fim Cisl Venezia incontreremo i lavoratori e, successivamente, metteremo in campo tutte le azioni a nostra disposizione a tutela dell’occupazione anche attraverso il coinvolgimento dell’unità di crisi della Regione”, afferma il segretario Matteo Masiero.
Secondo Masiero, il caso “dimostra in modo pratico come la ‘transizione’ tecnologica impatti pesantemente nel lavoro e oggi sempre più anche nel settore metalmeccanico, travolgendo quell’idea di giustizia sociale, tutela occupazionale e impresa locale per cui tutti i giorni combattiamo. È evidente che quando si trattano beni immateriali e servizi i vincoli di spazio e tempo vengono meno e con essi viene messo in discussione tutto l’impianto delle tutele contrattuali, dal costo del lavoro, al salario, alle protezioni sociali”.