Il giallo dei sei cadaveri trovati in montagna, il caso in Bulgaria (foto dal web) - Blitz quotidiano
Da giorni le forze di polizia bulgare sono impegnate in un caso che ha pochi precedenti nel Paese: il ritrovamento di sei cadaveri nelle montagne occidentali. Una vicenda complessa e dai contorni ancora oscuri, che gli stessi investigatori hanno paragonato alle atmosfere enigmatiche della serie cult anni ’90 “Twin Peaks”.
Il direttore della direzione generale della polizia nazionale, Zahari Vaskov, ha definito l’accaduto “un caso senza precedenti”. Al momento, le ipotesi principali su cui si concentrano le indagini sono due: omicidio-suicidio oppure suicidio collettivo. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi e il ruolo di ciascuna delle persone coinvolte.
Domenica scorsa, nei pressi di Okolchitsa Peak, la polizia ha rinvenuto i corpi di tre persone all’interno di un camper, tra cui un ragazzo di 15 anni. Due delle vittime presentavano ferite alla testa, mentre sono ancora in corso gli accertamenti medico-legali sul terzo corpo.
Le morti sono state collegate a un precedente triplice omicidio avvenuto una settimana prima in un rifugio montano vicino a Petrohan, successivamente dato alle fiamme. Anche in quel caso le vittime erano state colpite da arma da fuoco. Il rifugio fungeva da base per un’organizzazione non governativa impegnata nella tutela ambientale, descritta da alcuni come un gruppo di volontari che pattugliava l’area al confine con la Serbia collaborando con la polizia di frontiera.
Secondo quanto riferito dalla polizia, cinque delle vittime appartenevano all’Agenzia nazionale per il controllo delle aree protette e vivevano stabilmente nel rifugio. Il ragazzo deceduto sarebbe invece il figlio di un amico del gruppo. È certo che i sei si conoscessero: le immagini delle telecamere di sorveglianza del 1 febbraio li mostrano insieme poco prima delle uccisioni, mentre si salutano. Successivamente, tre di loro sarebbero stati ripresi mentre appiccavano il fuoco alla capanna.
Le indagini hanno inoltre evidenziato che il gruppo praticava probabilmente buddismo tibetano. Un familiare avrebbe parlato di una “forte instabilità psicologica” interna al gruppo. La procuratrice aggiunta Natalia Nikolova ha confermato che l’ipotesi prevalente resta quella dell’omicidio-suicidio o del suicidio, mentre gli accertamenti proseguono per chiarire definitivamente la dinamica di una vicenda che continua a scuotere l’opinione pubblica bulgara.