Cronaca

Il messaggio sulla lapide dell’82enne friulano ex cacciatore molto conosciuto in regione: “E finalmente sono morto anch’io”

Paolo Aita è deceduto dopo un’inutile corsa in ospedale la notte del 24 agosto all’età di 82 anni a causa di un malore. L’ex cacciatore campione del mondo, noto in alto Friuli anche per l’ironia, non poteva smentirsi proprio in prossimità del trapasso. Così sulla lapide della sua tomba ha fatto incidere un messaggio che sicuramente gli assicurerà un ricordo nei posteri: “Cari amici e parenti, sono finalmente deceduto anch’io”. Non una affermazione di sollievo per una vita grama, tutt’altro, una frase carica di allegria e di attaccamento alla vita. Paolo Aita era originario di carnico di Tolmezzo, una zona montana dell’alto Friuli. Ai suoi cari ha lasciato questo ultimo messaggio.

Nella zona, e non solo, era noto sia per la costante ironia (ed autoironia), affilata e intelligente, e perché è stato uno dei maggiori esponenti della cinofilia regionale. Ha vinto tre volte il campionato del mondo di S. Uberto (tradizionale competizione cinofilo-venatoria organizzata dalla Federazione Italiana della Caccia); a Valladolid, in Spagna, nel 1990 vinse sia l’individuale che la gara a squadre, arrivando due volte primo nella categoria cani da ferma; si assicurò altri due titoli iridati nel 1991 e nel 1992, in Francia e in Italia.

Normale dunque che nella foto del necrologio Aita sia immortalato con il suo fido e amato cane, Alì, di razza drahthaar con il quale aveva condiviso tanti riconoscimenti. Il resto della notorietà gliel’aveva garantita la proprietà (e la gestione) del famoso Albergo Roma di Tolmezzo. Non un hotel qualsiasi ma quello dove, ferma restando la proprietà di Aita, l’albergatrice Norma Pielli creò il tiramisù (da cui la polemica con Treviso sulla paternità del dolce).

Aita fu appassionato di vari sport e riuscì particolarmente nel tiro al piattello. Oggi in Duomo si è svolto il funerale con le sue volontà già espresse ben chiaramente: “Ho ancora un ultimo desiderio. Al termine del funerale, trovatevi tutti al bar per passare un’ora a ricordare gli episodi più esilaranti della nostra vita insieme. Mandi (ciao in friulano, ndr)! Ci vediamo presto … forse”.

Published by
Lorenzo Briotti