Cronaca

Il riconoscimento facciale IA confonde i volti e una nonna del Tennessee finisce 4 mesi in cella per sbaglio

Manifestare contro l’uso spregiudicato quando non violentemente interessato dell’intelligenza artificiale si può, si deve. Da Richmond in Virginia, una delle zone a più alta densità di data center del mondo, a King’s Cross, dove a Londra hanno stabilito il quartier generale giganti hi-tech come OpenAI, Meta e Google DeepMind, a centinaia fra ricercatori e semplici cittadini preoccupati sono scesi in piazza.

Denunciano le mostruose nozze tra AI e volontà di potenza. Riconoscono con raccapriccio l’ultimo volto della guerra, insomma. E, aggiungiamo, della sorveglianza. Segnaliamo a riguardo un fatto di cronaca di questi giorni, un errore giudiziario degno dei peggiori e più lucidi incubi di Philp Dick, colpa di un riconoscimento facciale istruito da un software IA.

Angela Lipps vittima di un incubo degno di Philip Dick

Angela Lipps, 50 anni, madre di tre figli e nonna, all’occorrenza baby-sitter per arrotondare le magre entrate, tranquilla abitante del Tennessee, è stata arrestata, ammanettata davanti ai familiari e trascorso 108 giorni, quasi quattro mesi, in un carcere del North Dakota.

Il riconoscimento facciale IA confonde i volti e una nonna del Tennessee finisce 4 mesi in cella per sbaglio (frame youtube)

La polizia di Fargo (la cittadina del famoso film dei fratelli Coen) l’ha accusata di frode bancaria: cioè avrebbe usurpato l’identità bancaria di un soldato prelevando decine di migliaia di dollari a 2mila km di distanza da dove risiede. A condurre le indagini non c’era evidentemente la tenace e acuta investigatrice incinta interpretata da Frances McDormand.

Le immagini della videosorveglianza hanno condotto a una faccia, il resto l’ha fatto l’intelligenza artificiale. Nessuno nega che lo strumento sia utile per una rapida scrematura iniziale. Poi però qualcuno, almeno un adulto nella stanza, avrebbe dovuto prendere una decisione non delegabile a una macchina, intelligente quanto si vuole, ma pur sempre una macchina.

 

Published by
Amedeo Vinciguerra