La distruzione di un bosco di larici per una pista da bob da 120 milioni a Cortina. Quanti praticano il bob? (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Chissà se Eugenio Monti avrebbe davvero apprezzato il nuovo Sliding Centre che Cortina d’Ampezzo ha dedicato al suo nome e alla sua memoria. Pioniere e pluricampione olimpico della specialità alpina del bob a due (campione anche di sci fino a quando la rottura di un ginocchio non lo dirottò dalla neve al ghiaccio) se ne è andato a 75 anni sparandosi un colpo di pistola nel suo garage nel 2003.
Ora, succede che il suddetto Sliding Centre è in effetti un budello di ghiaccio sagomato che costeggia Cortina, da poco costruito per farci correre il bob, lo slittino e lo skeleton alle Olimpiadi Invernali del 2026.
Per costruirlo è stato sacrificato un bosco con centinaia di larici, un bosco di un paio di secoli che d’autunno esibiva una livrea quasi dorata perché il larice, a differenza della specie dei pini cui pure appartiene, non è un sempreverde, perde le foglie in inverno.
In compenso è resistente e longevo, affronta temerario le notti polari a più di duemila metri di altitudine e le estati assolate. Facile assegnargli il valore simbolico di alleato più affidabile nella difesa del territorio e nel contrasto al cambiamento climatico.
E il titolo di bersaglio altrettanto simbolico, di vittima sacrificale di una edizione dei Giochi invernali descritta incautamente come “la più sostenibile della storia”. 120 milioni di euro è costata la pista da bob, uno sport che in Italia praticano un centinaio di appassionati.
Da un paio di anni il Cortina Sliding Centre suscita lo scandalo degli ambientalisti e la riprovazione di chi è sicuro farà la fine del gigantesco trampolino di salto con gli sci all’ingresso della città, destinato da subito a ingrossare il numero delle cattedrali nel deserto rappresentate dagli impianti inutilizzati.
Ne ha riparlato in questi giorni la giornalista francese Maryline Baumard su Le Monde (reportage tradotto anche da Internazionale e ripreso oggi da Loredana Lipperini su Pagina Tre a Radio Tre: “Giochi invernali contro il territorio”).
La rivista online di GreenPeace elenca intanto le cinque maggiori contraddizioni di questi Giochi, contraddizioni peraltro non nuove rispetto all’organizzazione delle Olimpiadi come si è visto da Rio ad Atene, da Londra a Parigi e di cui le più significative ci sembrano perlomeno quella per cui le Olimpiadi “più sostenibili di sempre” hanno un impatto devastante sulla montagna e quella per cui “il budget promesso alla candidatura si è quadruplicato”.