La malattia di Papa Leone ha commosso il mondo. Oggi il Papa non ha più segreti: in caso di bisogno c’è il neo decano Tagle (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
L’annuncio choc di Papa Leone all’Angelus (“Ho un nodulo al polmone, devo operarmi subito”) ha commosso il mondo e ricompattato la politica italiana. Il Centrodestra ne ha elogiato la serenità, il Centrosinistra ne ha esaltato la forza morale. Non si può negare che l’annuncio del Pontefice sia arrivato nel momento in cui incide anche nella geopolitica. Detto questo sorgono immediate riflessioni.
Anche dall’ospedale del Gemelli Papa Leone continuerà a comunicare con i suoi collaboratori. Dentro il Vaticano al riguardo non ci sono preoccupazioni. Ma in caso di bisogno dentro le Sacre Mura hanno pronto il piano B affidato al neo decano Luis Antonio Tagle, 69 anni; il decano di stretta fiducia che aveva ereditato il titolo della Chiesa Suburbicaria di Albano proprio da Prevost. Oltretutto è un amico del Pontefice. Il decano è una figura centrale anche per un precedente che risale a Paolo VI, quando Papa Montini incaricò il decano Tisserant, nel caso di infermità a sostituirlo.
Fino al 1958 le malattie dei Papi sono rimaste segrete ma, da Giovanni XXIII in poi, la comunicazione si è fatta più trasparente seppur mai annunciata all’Angelus. E così è stato. Papa Giovanni XXIII non rinunciò ai suoi impegni nonostante un carcinoma allo stomaco; cosa che non nascose a nessuno. Papa Montini idem, ma nel 1967 fu operato alla prostata direttamente nel Palazzo Apostolico. E si seppe persino dellìanestesia generale. Papa Wojtyla, gravato dal morbo di Parkinson, è stato più volte ricoverato al Gemelli, che aveva ribattezzato pubblicamente il “Vaticano III”. Papa Francesco, morto di polmonite, addirittura comunicava in diretta tv dalla finestra del Gemelli. Dunque, il Papa oggi non ha più segreti, svela persino la diagnosi. Una lezione di trasparenza che fuga qualsiasi eventuale bufala.
Il Papa è diventato un punto di riferimento essenziale in una fase di crisi del multilateralismo e di assenza di leadership dotate di visione. Di qui la risposta globale oltre i confini nazionali. Sono arrivati gli auguri dal presidente israeliano Herzog e dal presidente brasiliano Lula atteso dal ballottaggio. Mattarella e Giorgia Meloni sono stati tra i primi a manifestare “il sincero augurio di ristabilimento”. È la riprova di come, dietro la solidarietà formale, si nasconda un peso politico ben più ampio.