Cronaca

La storia del manager che ha lasciato le multinazionali per guidare una fabbrica sulle Dolomiti

C’è chi sogna di lavorare in grandi metropoli e chi preferisce la pace dell’alta montagna. Questo è il caso di un manager che ha lasciato le multinazionali per Cibiana, piccolo paese di montagna bellunese, arrampicato in una valle laterale del Cadore. Dario Bettiol ha infatti assunto la direzione di Errebi, azienda di produzione di chiavi nata nel 1949 tra alcuni artigiani locali, e che dal 1996 fa parte del gruppo internazionale Altuna.

Bettiol, manager originario di Treviso, dopo 15 anni in multinazionali è rientrato in Veneto, ponendosi alla guida di un’azienda di nicchia, che opera da 80 anni su un piccolo territorio di montagna. Si tratta della fabbrica in quota più alta di tutta la provincia di Belluno, a 985 metri: “un progetto di resistenza e di resilienza” come l’ha definita Bettiol. Il nuovo direttore ha preso l’incarico a dicembre. “Lavorare in un’azienda in alta quota che resiste nonostante i problemi legati allo spopolamento non è un ostacolo – spiega – ma presenta tutta una serie di vantaggi. Quelli principali sono sicuramente la competenza delle risorse umane che hanno sede nel territorio. La realtà che io ho trovato ha una competenza enorme, ha una capacità di risolvere problematiche complesse decisamente superiore alla media”.

Con 23 milioni di chiavi prodotte all’anno, un fatturato superiore ai 7 milioni di euro e 33 dipendenti, Errebi sta progettando la transizione dalla tradizionale chiave in metallo a quelle digitali, che consentiranno la personalizzazione. “C’è una domanda di mercato che chiede una chiave più tecnologica – spiega Bettiol – per l’accesso a strutture ricettive, comandate a distanza via smartphone o un qualsiasi sistema connesso. Questi dispositivi sono in fase di sviluppo anche all’interno del gruppo e quindi li vedremo presto anche nel nostro portafoglio”. Negli ultimi 20 anni, Errebi ha sempre fatto registrare utili. Per il prossimo futuro, conclude il manager “stiamo pensando di fare degli investimenti per diversificare l’offerta, perché siamo convinti che la secolare tradizione cibianese della chiave possa continuare anche con l’avvento del digitale”.

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Silvia Di Pasquale