La storia della mamma che ha trovato morta la figlia di 10 mesi in auto, l'aveva lasciata chiusa sotto il sole per andare al lavoro (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Una tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica negli Stati Uniti si è conclusa con una condanna a cinque anni di carcere. Una donna statunitense di 33 anni è stata riconosciuta colpevole di omicidio colposo per aver lasciato la figlia di appena 10 mesi chiusa in auto sotto il sole mentre si recava al lavoro in un fast food. L’episodio è avvenuto a Jennings, nella Louisiana occidentale, in una giornata caratterizzata da caldo estremo.
La piccola è rimasta all’interno della vettura parcheggiata in strada per circa un’ora e mezza. Con temperature esterne intorno ai 36 gradi, l’abitacolo si è trasformato rapidamente in una trappola mortale. Quando la situazione è stata segnalata e gli agenti sono intervenuti, la bambina era in condizioni gravissime. Trasportata d’urgenza in ospedale, è morta il giorno successivo senza riprendere conoscenza.
La madre ha sempre sostenuto di aver dimenticato la figlia in auto, ma inizialmente la polizia aveva ipotizzato un’accusa più grave, parlando di omicidio di secondo grado. Gli investigatori ritenevano infatti che la donna avesse lasciato consapevolmente la bambina nel veicolo per andare al lavoro.
A chiarire il quadro giudiziario è intervenuto un gran giurì, che ha poi formalizzato l’incriminazione per omicidio colposo. Già nei primi giorni dopo la tragedia, il capo della polizia di Jennings aveva dichiarato: “Non si è trattato semplicemente di un caso in cui ci si è dimenticato un bambino in macchina”, pur riconoscendo che non vi fosse l’intenzione di fare del male alla figlia. A luglio la 33enne si è dichiarata colpevole, assumendosi la responsabilità penale dell’accaduto.
La donna è stata condannata a cinque anni di carcere con lavori forzati. La pena, secondo la normativa locale, non prevede benefici come libertà vigilata, libertà condizionale o sospensione della pena quando la vittima ha meno di 10 anni.
Il legale della donna ha parlato di una giornata segnata da “un’enorme confusione”, spiegando che la madre era malata e non si aspettava di dover lavorare. Di parere opposto il procuratore distrettuale, che ha sottolineato la gravità del caso affermando: “È stato un caso difficile con circostanze tragiche, ma ogni bambino merita di essere protetto”.