Cronaca

La vicenda della 18enne trattenuta in Questura a Roma per ore a causa di una felpa nera

“Dopo i disordini di Milano siamo stati i primi a dire che occorreva rispettare la legalità. E che non era possibile giocare la carta del buonismo sociologico davanti a chi distruggeva vetrine e librerie. A chi colpiva poliziotti e spaccava camionette. Lo penso, lo pensiamo ancora oggi. Abbiamo però anche invitato a vedere l’altra faccia della medaglia. Quella dei vertici dello Stato – a cominciare dal Viminale – che non avevano fatto bene il proprio lavoro. Perché basta poco per controllare qualche gruppetto di maranza. E Piantedosi ha fallito su questo. La settimana dopo lo Stato ha utilizzato gli strumenti di cui dispone, nel rispetto della legge. E le cose sono andate meglio. Poi leggo la storia di Carolina. E mi arrabbio, e mi preoccupo. Carolina fa l’ultimo anno del liceo a Roma”: “trattenuta per la sua felpa, trattenuta senza ragione, trattenuta in modo incostituzionale. E questo lo Stato non se lo può permettere, ok?”. A scriverlo ieri nella sua enews è stato Matteo Renzi che ha citato un articolo di Repubblica e un commento del Corriere sulla vicenda.

Il leader di Italia Viva ha proseguito: “Cerchiamo di capirci. Io non sono un fan della protesta nelle scuole. Mi colpisce che da mezzo secolo cada sempre a metà ottobre, qualunque sia il ciclo economico del Paese. Io non dico che i ragazzi facciano bene a protestare a prescindere, come invece dice qualche intellettuale  del nostro tempo: ero contro le okkupazioni anche quando ero studente, si vede che sono nato riformista. Ma se un ragazzo va a una manifestazione non c’è nessun motivo al mondo per fermarlo senza alcuna ragione”. “Se vuoi andare alla manifestazione nessuno ha il diritto di fermarti in Commissariato con un evidente abuso di potere. Con Marianna Madia, che conosce Carolina da sempre, faremo un’interrogazione parlamentare perché sia fatta chiarezza su una vicenda che da senatore, da padre, da cittadino mi indigna”.

La ricostruzione della vicenda, cosa è successo

La ragazza citata da Renzi e da Madia ha 18 anni e frequenta il liceo Talete a Roma che si trova in zona Prati. Lo scorso 24 ottobre, Carolina era appena uscita dalla metropolitana di piazzale Flaminio per partecipare a una manifestazione in centro. Un gruppo di poliziotti l’ha però fermata e identificata e portata in commissariato. Con lei tre suoi amici.

La 18enne ha raccontato a Repubblica quanto accaduto: “Sabato ci eravamo dati appuntamento alla fermata Lepanto. All’inizio volevamo andare in piazza della Repubblica, da dove partiva il corteo. Poi però ci siamo detti che era meglio scendere in piazza del Popolo e aspettarlo lì. Con i miei eravamo d’accordo che se ci fossero stati disordini sarei tornata subito a casa. Superato il varco, siamo stati fermati da un gruppo di poliziotti tutti bardati, con caschi e giubbotti antiproiettile. Ci hanno chiesto i documenti, glieli abbiamo dati e ci hanno tenuti lì per una quarantina di minuti senza dirci niente”.

Carolina prosegue: “Indossavo solo una felpa nera, senza neanche il cappuccio. Magari mi hanno fermato per quella. Prima, mentre aspettiamo, ci riprendono con una telecamera. Poi quando finalmente ci restituiscono i documenti e stiamo per andare, il capo dice a un agente: ‘No, un attimo’. Ci prendono in disparte, ci chiedono di svuotare le tasche, ci prendono i telefonini e ci ordinano di salire su due volanti della polizia. Solo in tre, però, altri due li hanno lasciati andare e non so perché”.

Carolina ha raccontato che nessuno di loro aveva zaini con sé. Nelle sue tasche gli agenti hanno trovato solo un pacchetto di gomme ed un telefonino. Dopo la perquisizione i ragazzi sono stati portati “al commissariato Trevi, a sirene spiegate, correndo all’impazzata lungo via del Corso. Lì ci siamo messi paura, ma che è successo? Non avevamo fatto niente”. Gli agenti non hanno spiegato il motivo di questo trattamento. E una volta in commissariato, ai ragazzi è stato ordinato di entrare in una stanzetta con la porta aperta. “Eravamo ancora senza telefoni. Allora chiedo se posso avvertire mio padre. Ma mi rispondono che avrei dovuto essere autorizzata dal commissario e fare la chiamata davanti a lui. Ma non arrivava mai. Ho supplicato l’agente almeno 300 volte e alla fine mi ha fatto scrivere un sms, ‘tutto ok’, che avevamo concordato”.

In commissariato, i giovani non erano soli. Oltre a loro “c’era un gruppetto che era stato fermato poco dopo di noi. Loro però avevano delle maschere tipo Power Rangers e negli zaini delle bombolette”. Ad un certo punto, Carolina si è sentita male: “Avevo ansia perché non mi era mai capitata una cosa così. Ma pure rabbia. Io volevo solo andare alla manifestazione, tra l’altro abbiamo avuto la scuola allagata per due settimane, c’erano delle buone ragioni per protestare”.

La vicenda si è conclusa in questo modo: “Dopo qualche ora arriva il commissario e, alle nostre rimostranze, si spazientisce: ‘Io sto lavorando’, ci dice in modo brusco, ‘se non state calmi vi tengo qua fino alle tre e mezzo del mattino”‘. Alla fine, di sera, i ragazzi sono stati liberati: “Ci hanno accompagnati alla porta con queste esatte parole: ‘Adesso tornate a casa e non andate più a manifestare perché comunque vi abbiamo registrato’. Ma manifestare è un mio diritto, non me lo possono levare”.

Piccolotti (Avs): “Lo Stato chieda scusa, interrogazione a Piantedosi”

La vicenda, oltre che Italia Viva, ha scosso anche altri esponenti  dell’opposizione. Nicoletta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra, su Facebook ha commentato: “Non è ammissibile che una ragazza venga fermata e trattenuta perché indossa una felpa nera. Pare incredibile ma è quello che è successo a Carolina a Roma, la studentessa diciottenne del liceo Talete fermata sabato scorso a piazzale Flaminio mentre andava alla sua prima manifestazione. Era già stata identificata e aveva in tasca solo il telefono e un pacchetto di gomme. Eppure, secondo il suo racconto, è stata portata in commissariato e trattenuta fino a sera. Le hanno tolto il cellulare e per ore le hanno impedito di avvisare suo padre. Al momento del rilascio le hanno detto di non manifestare più «perché vi abbiamo registrato”.

Piccolotti ha poi aggiunto: “Ho presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro Piantedosi perché faccia chiarezza su questo inammissibile sopruso che va contro la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla nostra Costituzione. Il 24 ottobre in tutta Italia sono state identificate 4.292 persone e 371 sono state portate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni. Solo a Roma i ragazzi accompagnati in Questura sono stati 96, ma i denunciati appena 11. Vogliamo sapere quante di queste persone siano state trattate come Carolina”.

Piccolotti ha concluso: “Infine chiedo un intervento urgente: chiunque venga trattenuto in una caserma o in un commissariato, a qualunque titolo, deve poter avvisare subito un familiare o un avvocato. Se si tratta di un minore, i genitori vanno informati immediatamente. Non si può spaventare un’intera generazione che torna in piazza per far sentire la propria voce. Manifestare – conclude Piccolotti – è un diritto, non un reato. E una felpa nera non è un indizio. Lo Stato deve chiedere scusa a Carolina”.

Published by
Lorenzo Briotti