(Foto Ansa)
Nel primo quadrimestre del 2026, in Italia, le prestazioni sanitarie non erogate nei tempi previsti sono state 1.225.915, mentre gli esami diagnostici – tra cui ecografie, risonanze e TAC – non effettuati nei tempi massimi sono stati 688.543, per un totale complessivo di 1.914.458 prestazioni. L’elaborazione è stata realizzata da Agenas sulla base dei dati della nuova piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, che raccoglie informazioni relative a tutte le classi di priorità (urgente, breve, differita e programmata) prenotate tramite CUP in strutture pubbliche e private accreditate.
Secondo i dati diffusi, sei regioni del Centro-Sud – Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia – mostrano le principali criticità legate all’appropriatezza dei codici di priorità, con un uso elevato del codice “non urgente” anche per prime visite, rischio che può tradursi in attese più lunghe del necessario per i pazienti. Il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha spiegato che la piattaforma consente oggi una lettura più approfondita dei sistemi regionali: “Il primo elemento di criticità riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P, ovvero da erogare entro 120 giorni, è estremamente elevata, anche oltre l’80%: questo dato non è coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo”.
Il fenomeno mostra forti differenze territoriali: si passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania fino a valori molto più bassi come il 7,8% della Toscana e l’8,2% del Piemonte. Per questo motivo è stato avviato un confronto con le Regioni per ridurre le disomogeneità prescrittive e migliorare l’appropriatezza.
Sul fronte generale, tuttavia, emerge anche un miglioramento rispetto al 2025: la percentuale di prestazioni garantite nei tempi passa dal 76,1% al 78,7% per le visite specialistiche e dall’83% all’84,7% per gli esami diagnostici. Sono 16 le Regioni con risultati positivi per le visite e 15 per gli esami, mentre Abruzzo, Provincia autonoma di Trento, Sicilia e Valle d’Aosta presentano ancora criticità in entrambi i comparti.
Tra le realtà più virtuose viene citata la Liguria, che mostra un miglioramento costante, mentre la Puglia registra progressi ma resta sotto la media nazionale. Lo stesso Tanese ha sottolineato che “la Puglia, ad esempio, registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale”.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha evidenziato i primi effetti del decreto sulle liste d’attesa: “Da quando c’è il decreto sulle liste d’attesa, qualcosa di concreto è cambiato. I primi dati ci mostrano segnali incoraggianti, trend positivi, frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi”. Ha inoltre sottolineato che la collaborazione con le Regioni “non è mai stata così intensa e costruttiva come in questi mesi”.
Schillaci ha ribadito che ridurre le attese significa garantire un diritto costituzionale: “Significa garantire un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, che è il diritto alla salute”. E ancora: “Le liste d’attesa sono tornate al centro delle politiche sanitarie delle Regioni e il trend sta finalmente invertendo la rotta”.
La nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa, sviluppata da Agenas, consente per la prima volta una lettura integrata e omogenea dei dati provenienti da tutto il Paese. Il sistema raccoglie informazioni in modo automatico dai CUP regionali e mette a disposizione un quadro aggiornato delle prestazioni erogate e dei tempi di attesa, con l’obiettivo di supportare le Regioni nel miglioramento delle performance e aumentare la trasparenza complessiva del servizio sanitario.
La piattaforma introduce il cosiddetto “Cruscotto 2.0”, un sistema a colori che distingue in verde le prestazioni nei tempi, in giallo quelle prossime alla scadenza e in rosso quelle oltre i limiti, rendendo più immediata la lettura dei dati da parte dei cittadini. Tra gennaio 2025 e aprile 2026 sono già state analizzate oltre 65 milioni di prenotazioni, con l’obiettivo di rafforzare trasparenza, monitoraggio e capacità di intervento del sistema sanitario nazionale.