L’Italia corre due rischi: minaccia Jihadista nelle piazze e spettro recessione. Preoccupa la manifestazione del 28 marzo a Roma (foto ANSA) - Blitz quotidiano
L’Italia corre due rischi: jihadista (Piantedosi dixit) e recessione. Il primo è riconducibile alla guerra santa dei mussulmani contro gli infedeli; un pericolo che potrebbe saldarsi con le manifestazioni di marzo, in testa la grande manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma (annunciate 700 sigle). La recessione (e l’inflazione) è legata alla crisi iraniana; preoccupano le ricadute economiche derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia e dall’incertezza geopolitica. Due rischi che stanno impegnando Ue e governi. Facciamo il punto.
Scenario paventato dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi in una recente intervista rilasciata a QN l’8 marzo. In buona sostanza il titolare del Viminale si è detto preoccupato per ciò che sta accadendo perché “le vicende della guerra, con il passare dei giorni, trasformano questi conflitti in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza”. Di qui il crescente monitoraggio delle minacce.
Nel mirino del Viminale non c’è solo, par di capire, l’evoluzione del movimento Pro Pal ma anche gli intenti dei movimenti antagonisti che “si contrappongono a tutto”. In particolare è sotto stretta osservazione il corteo dei “No Kings” italiani che si stanno preparando per il corteo del 28 marzo a Roma; un corteo che ha deciso di coalizzare per dare una risposta al governo. I promotori sperano che il mondo dello spettacolo e della cultura colga questa occasione per prendere posizione e lanciare un messaggio. Così come è accaduto negli Stati Uniti e in Inghilterra dove grandi artisti hanno dato la loro adesione a proteste anti-sovraniste. Gli organizzatori hanno detto: ” Vogliamo costruire una larga alleanza contro il sovranismo; vogliamo essere moltitudine, marea e popolo”.
Spettro recessione. Le regioni più colpite sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Le imprese stimano rincari per 10 miliardi. Aurelio Regina, delegato Confindustria per l’energia, sostiene che oggi c’è una doppia crisi: da un lato il costo dell’energia, dall’altro l’uscita delle merci verso mercati che registravano tassi di crescita significativi. Oggi l’elettricità costa troppo e sull’energia serve una visione”.
Ergo il rischio di deindustrializzazione è alto. L’Industria ha già superato la soglia di resistenza. Occorre trovare al più presto la soluzione. A cominciare, come dicono i più, da un cambiamento del mix energetico per avere più sicurezza e prezzi più sostenibili. Aggiunge Regina: ”Le rinnovabili restano fondamentali sopratutto il fotovoltaico, ma sono fonti intermittenti. Servono anche fonti stabili: nella tradizione il gas e, in prospettiva, il nucleare di nuova generazione”.