Malata terminale chiede di poter vedere per l'ultima volta le figlie date in adozione, il Tribunale dice no "per il bene delle piccole" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Una donna malata terminale si è vista respingere dal Tribunale dei minorenni la richiesta di poter vedere per un’ultima volta le sue figlie date in adozione. La donna, con un passato segnato dalla tossicodipendenza, tramite i suoi avvocati aveva presentato un’istanza in cui puntava a ottenere uno o più incontri protetti che sarebbero avvenuti in presenza dei servizi sociali e del tutore e con il coinvolgimento della famiglia adottiva. I giudici non hanno però accettato la richiesta spiegando nell’ordinanza che, “pur prendendo atto umanamente della situazione drammatica in cui versa la madre, non si ritiene opportuno un riavvicinamento con le minori, in quanto risulterebbe pregiudizievole per le stesse”.
La storia viene raccontata da “Il Messaggero” ed è cominciata nel 2019, con il Tribunale che dispose la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti della coppia e l’allontanamento dei figli che sono stati collocati in una casa famiglia prima di essere dati in adozione. Il provvedimento riguardava anche i fratelli maggiori delle due bambine più grandi e ormai prossimi a compiere 18 anni. Alla base della decisione c’erano le condizioni abitative precarie della famiglia e il comportamento del padre descritto come violento e gravato da numerosi precedenti penali.
Come avevano scritto i servizi sociali, l’allontanamento era stato deciso dopo un acceso litigio culminato con un’aggressione dell’uomo nei confronti della madre e il fatto che una delle bambine, una mattina venne trovata in strada da sola. Anche la scuola aveva segnalato alcune criticità come i frequenti ritardi e la scarsa cura dell’igiene personale e dell’abbigliamento. Aveva segnalato anche l’assenza del materiale scolastico e il fatto che le piccole erano andate a scuola senza aver fatto colazione o prive della merenda in diverse occasioni.
Dopo l’allontanamento, i figli si affidarono ai servizi sociali senza mostrare particolari resistenze, come a comprendere le ragioni dell’allontanamento. La loro madre nel frattempo era finita in una comunità di recupero. Durante la permanenza vennero autorizzati incontri e contatti telefonici tra figlie e genitori i quali cercarono in tutti i modi di ottenere la revoca del provvedimento. Nel ricorso si affermava che i minori “non hanno mai subito privazioni” e che la famiglia poteva contare anche sull’aiuto dei parenti.
Il Tribunale aveva però confermato le proprie valutazioni avviando l’iter per la dichiarazione dello stato di abbandono che porta all’adozione. Le due bambine vennero quindi prese in carico da una nuova famiglia e i genitori non si opposero chiedendo soltanto di poter consultare il fascicolo.
Negli ultimi mesi, però, il peggioramento delle condizioni di salute della madre ha portato a questa nuova istanza, con gli avvocati che hanno spiegato, senza successo, che l’unico desiderio della donna era di rivedere le figlie prima di morire. La richiesta era stata presentata anche perché la donna sostiene da tempo di essere uscita dalla dipendenza che aveva contribuito alla perdita delle figlie. I legali, dopo il rigetto della richiesta hanno definito il provvedimento estremamente grave dichiarando che “si è scelta la strada più radicale, impedire qualsiasi contatto, perfino davanti alla morte imminente della madre”