Maxi evasione su OnlyFans: scoperti sei creator, scatta anche la “tassa etica” del 25% (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Negli ultimi anni la figura del digital creator è diventata sempre più centrale nell’economia online. Quella che inizialmente era una semplice attività creativa o amatoriale si è trasformata per molti in una vera e propria professione, con guadagni anche molto elevati derivanti da piattaforme come OnlyFans, Patreon e Fansly. Di conseguenza, il Fisco ha progressivamente regolamentato il settore introducendo codici ATECO specifici e norme chiare: ogni reddito generato online deve essere dichiarato e tassato come qualsiasi altra attività lavorativa. Per i contenuti per adulti, inoltre, è prevista anche una “tassa etica”, un’addizionale dedicata.
Nonostante il quadro normativo sempre più definito, continuano a emergere casi di evasione fiscale. È quanto accaduto a Modena, dove la Guardia di Finanza ha intensificato i controlli sui digital creator. Attraverso analisi economico-finanziarie e verifiche sulle principali piattaforme digitali, i militari hanno individuato sei content creator attivi nel settore dei contenuti per adulti. L’attività investigativa ha permesso di accertare che i soggetti operavano in modo abituale e continuativo, ma omettevano in larga parte di dichiarare al Fisco i propri redditi.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, tra il 2019 e il 2025 i sei creator avrebbero accumulato redditi non dichiarati per circa un milione di euro. Le somme sono state calcolate considerando gli abbonamenti pagati dagli utenti, i contenuti esclusivi e anche i beni ricevuti tramite wishlist. In molti casi, i fan ottenevano accesso a foto e video privati o la possibilità di richiedere contenuti personalizzati attraverso pagamenti diretti o regali, rendendo così tracciabile il flusso economico complessivo.
Ora i sei creator dovranno regolarizzare la propria posizione con il pagamento delle imposte evase, dei relativi contributi Inps e della cosiddetta tassa etica, un’addizionale del 25% applicata ai redditi derivanti da contenuti per adulti. Il caso evidenzia ancora una volta l’attenzione crescente delle autorità fiscali verso le nuove professioni digitali e la necessità di rispettare le regole anche nel mondo dei social e delle piattaforme online.