Un immagine dell'interno della Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo, Parma, dove sono stati rubati tre quadri (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Maxi furto di opere d’arte a Parma: spunta il giallo di un trattore. I banditi lo hanno rubato in una fattoria vicina alla Fondazione Magnani Rocca poco prima di mettere a segno il clamoroso colpo notturno (tre tele di Renoir, Cezanne, Matisse). Sul trattore si sono avvicinati al Museo senza insospettire le vedette, procedendo a fari spenti come Nuvolari.
Hanno attraversato i campi che circondano la “Villa dei capolavori “, hanno sradicato alcuni alberi per aprirsi un varco, hanno raggiunto la cancellata dalla quale sono entrati nel giardino della Fondazione per poi salire a colpo sicuro alla “Sala dei francesi” e togliere dalle pareti quattro capolavori (uno è stato poi abbandonato nella precipitosa fuga sotto l’incalzare degli allarmi).
Sono rimasti nell’edificio “meno di tre minuti”. Sono quindi scappati a piedi, attraversando la campagna di Mamiano di Traversetolo con le tele sottobraccio, come fossero baguette. Verosimile pensare che i quattro rapinatori siano stati prelevati da un’auto. È quanto hanno ricostruito gli investigatori. Il trattore è stato ritrovato la mattina seguente. Non l’estintore rubato insieme al mezzo agricolo.
Il Nucleo TPC di Bologna (Carabinieri Tutela Patrimonio) ha pochi dubbi: i ladri hanno agito su commissione, sapevano cosa prendere; un lavoro da professionisti. Vittorio Sgarbi, che conosce la Fondazione Magnani Rocca come le sue tasche – tra l’altro ha un ufficio poco distante, all’interno del “Centro Studi Ligabue”, fondatore il guastallese Augusto Agosta Tota – sostiene il contrario (“macché professionisti! I ladri hanno portato via quei quadri per comodità”).
L’intelligenza artificiale è la principale alleata dei Carabinieri. Il commercio fraudolento o l’esportazione dei beni culturali sospetti ha imposto la creazione di tecnologie, costantemente evolute e perfezionate, che permettano di velocizzare al massimo il numero dei controlli, tramite procedure di ricerca automatica e algoritmi di ricerca “smart”.
I Carabinieri trovano spesso difficile non sono rintracciare le opere ma soprattutto risalire a tutta l’articolata filiera; dagli autori dei furti e degli scavi clandestini, a ricettatori e riciclatori. La velocità è un fatto cruciale e gli investigatori del colpo parmense stanno procedendo a tavoletta.