Medici gettonisti nei Pronto soccorso fino al 2027: cosa cambia per ospedali e pazienti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
I medici gettonisti potrebbero continuare a operare nei Pronto soccorso italiani fino al 30 giugno 2027. È quanto previsto dalla bozza di un decreto legge all’esame del Consiglio dei ministri, che punta a prorogare la possibilità per le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale di affidarsi a professionisti esterni per garantire la continuità dei servizi di emergenza-urgenza.
La misura nasce dalla necessità di affrontare una situazione ancora critica in molti ospedali, dove la carenza di medici e operatori sanitari rende complessa la copertura dei turni. Il ricorso ai professionisti esterni viene considerato uno strumento utile per evitare riduzioni dell’attività e garantire l’assistenza ai cittadini.
Secondo il testo in preparazione, le aziende sanitarie potranno affidare a soggetti terzi la gestione di alcuni servizi nei reparti di emergenza. Gli incarichi potranno avere una durata massima di dodici mesi ed essere rinnovati più volte, ma senza superare la scadenza fissata al 30 giugno 2027.
Il ricorso ai medici gettonisti dovrà comunque rispettare le regole previste dalla normativa vigente e le indicazioni del Ministero della Salute. La soluzione resta considerata temporanea, ma viene ritenuta necessaria per garantire il funzionamento dei Pronto soccorso in una fase in cui il sistema sanitario continua a registrare difficoltà nel reperire personale specializzato.
Negli ultimi anni il ricorso ai medici gettonisti è aumentato soprattutto nei reparti di emergenza, dove la carenza di specialisti, i pensionamenti e la difficoltà nel trovare professionisti disponibili hanno creato problemi nella gestione dei turni.
La proroga permetterebbe quindi agli ospedali di mantenere operativi i servizi, in attesa di interventi più strutturali per rafforzare gli organici del Servizio sanitario nazionale. La decisione definitiva spetterà al Governo con l’approvazione del decreto legge. Resta però aperto il dibattito sull’opportunità di continuare a dipendere da incarichi esterni o sulla necessità di rendere più attrattivo il lavoro stabile negli ospedali pubblici.