Michele Mari vince il Premio Strega 2026 (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Il super favorito Michele Mari vince, con 190 voti, il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra pubblicato dall’Einaudi. Lo scrittore, alla sua prima volta al più ambito riconoscimento letterario italiano, aveva già incassato il Premio Strega Giovani.
“Non sorrido perché ne verrebbe fuori un ghigno, un ictus poco adatto all’occasione. Ringrazio tutti i lettori che mi hanno sostenuto, tutti i lettori che non mi hanno sostenuto e che comunque ho conosciuto in questo tour piuttosto impegnativo per usare un eufemismo” ha detto Mari all’annuncio della vittoria con in mano la bottiglia de Liquore Strega che ha bevuto a stento. Il più sentito ringraziamento “a mia moglie e ai miei figli che invito a salire qui sul palco immediatamente” ha aggiunto.
Michele Mari ha vinto e messo in archivio le polemiche scoppiate a giugno, quando sul pulmino che portava in giro per l’Italia i finalisti del Premio Strega, durante una conversazione privata disse che Michela Murgia, la scrittrice e conduttrice radiofonica morta nell’agosto del 2023 a causa di un tumore, “era intransigente e violenta perché brutta, così sfogava così la sua rabbia”. Mari lo disse all’altra finalista Elena Rui: fu lei a rendere pubblica la conversazione ascoltata però anche da altri passeggeri. Lo scrittore aggiunse ancora che “con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza” salvo poi scusarsi per le frasi dette non appena vennero rese pubbliche.
Michele Mari ha 70 anni ed è originario di Milano. Dal 1992 vive a Roma. Figlio del designer Enzo Mari e della disegnatrice e scrittrice milanese Iela Mari, ha insegnato Letteratura italiana all’Università Statale di Milano fino all’anno accademico 2019-2020. Il suo primo testo narrativo (L’incubo nel treno, 1964) è nato come regalo di Natale per suo padre, che nel 1995 ne ha realizzato un’edizione in fac-simile fuori commercio.
Come scrittore è in linea con una tradizione espressiva che ha in Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi, Gesualdo Bufalino e Giorgio Manganelli i suoi autori più rappresentativi. Mari non ha però mai smesso di ispirarsi anche alla grande narrativa avventuroso-fantastica del Sette-Ottocento, cui ha dedicato un esplicito omaggio nel racconto Otto scrittori (in Tu, sanguinosa infanzia).
Nella produzione narrativa ha affrontato a i temi dell’infanzia, della memoria e dell’identità sostanziati da suggestioni gotiche e barocche e spesso incline a innesti con il genere horror e la fantascienza. In molte opere è riconoscibile una componente autobiografica, mentre in altre la ricostruzione storica si intreccia con l’invenzione fantastica secondo una poetica dell’ambiguità e della metamorfosi.
Mari ha affiancato alla scrittura narrativa un’intensa attività critico-filologica, focalizzata sulla letteratura italiana del Settecento e dell’Ottocento, e ha collaborato con quotidiani quali Corriere della sera, la Repubblica e Il Manifesto.
Tra le sue opere si ricordano: Di bestia in bestia (1989); Filologia dell’anfibio (1995); Tu, sanguinosa infanzia (1997); Tutto il ferro della torre Eiffel (2002, Premio Bagutta); il volume di saggi I demoni e la pasta sfoglia (2004; nuova ed. aggiornata 2017); la raccolta poetica Cento poesie d’amore a Ladyhawke (2007); Verderame (2008, Premio Grinzane Cavour); Fantasmagonia (2012); Roderick Duddle (2014); Asterusher. Autobiografia per feticci (con F. Pernigo, 2015); il testo autobiografico Leggenda privata (2017, Premio Mondello 2018 e Premio Brancati 2018); la raccolta poetica Dalla cripta (2019); Le maestose rovine di Sferopoli (2021); Locus desperatus (2024, finalista Premio Campiello); I convitati di pietra (2025), Premio Strega Giovani e Premio Strega 2026.
Alla serata finale nella piazza del Campidoglio appena restaurata, dove per la prima volta si è svolta la premiazione, era presente in un clima di pace anche il ministro della cultura Alessandro Giuli, assente nel 2025 perché non gli erano stati inviati i libri, e il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri. “Roma è una città che ama sempre più la letteratura e i libri. Da quest’anno il premio vive dentro la città, in tante arene. In questi tempi c’è bisogno di letteratura, di cultura e di spirito critico” ha sottolineato Gualtieri.
Mari aveva visto fiorire ipotesi di sue dimissioni o di esclusione dal premio dopo le parole pronunciate sulla sua collega. Ipotesi non previste però dal regolamento su cui aveva richiamato l’attenzione la Fondazione Bellonci sottolineando che “il Premio è una competizione tra opere”. L’auspicio che la parola tornasse ai libri e alla letteratura si è dunque alla fine realizzato.