Cronaca

Milano come la Francia, come cresce l’onda di violenza. E Macron minaccia di bloccare i cortei dopo l’incendio del municipio di Limoges

Il “sistema Francia” è sbarcato in Italia. La conferma sembra arrivare da quello che è successo ieri a Milano: un’onda di violenza cresciuta in modo esponenziale negli ultimi tempi con meccanismi diversi da quelli delle abituali chiamate di piazza. Ora si utilizzano chat Telegram e i social. Grazie all’uso dell’intelligenza artificiale si attirano nella rete anche giovanissimi in molti casi italiani di seconda generazione.

Il parallelismo con la Francia e con il resto d’Europa

Quanto accade non è quindi molto diverso con quanto sta accadendo in Francia. L’emancipazione comincia sui social con una mobilitazione online e infine si arriva alla devastazione nelle strade documentata con filmati su Tik Tok conditi da culture pop e ‘meme attivismo’. Si tratta di un’ascesa in piazza delle frange violente della Gen Z, soprattutto minorenni appena adolescenti che fronteggiano con il linguaggio digitale i governi e le istituzioni del potere per poi creare disordini e saccheggi da filmare con il cellulare.

Le tensioni di queste ore sono al centro delle riflessioni di investigatori e intelligence che stanno monitorando il tam tam da cui sono nati gli appelli per due giornate di manifestazioni in tutta Europa, quella di sabato 17 scorso – che anche nel nostro Paese ha portato a scene di devastazione in varie citta – e del prossimo 20 novembre, indette dalla ‘Gen Z Revolution – European Protest’, a sostegno di studenti, diritti e un futuro più equo, con lo slogan ‘ogni nazione, ogni città, la stessa lotta’. Tik Tok è considerato lo strumento social più utilizzato per gli scambi di comunicazioni, ma ci sono anche piattaforme come Discord, un sistema di messaggistica istantanea, inizialmente nato per gli appassionati di videogiochi e che oggi conta centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo e oggi usate per confronti politici e per l’organizzazione di manifestazioni.

Ma c’è anche la app ‘Deriva’ (un nome italianizzato di ‘Geneva’), nata come mezzo di comunicazione alternativo a Discord, Slack e Whatsapp con l’obiettivo esplicito di offrire un luogo sicuro, privo di algoritmi e messaggi d’odio, senza conteggi di follower ma con chat, stanze video, forum e calendari per eventi.

Manifestanti tra i 13 e i 18 anni

Ad organizzarsi sulle piattaforme online, nel nostro Paese, sono soprattutto manifestanti tra i 13 e 18 anni che non hanno apparentemente alcun leader o portavoce, ispirati dall’ondata di proteste giovanili e studentesche in tutta Europa partite da Parigi, proseguite a Bruxelles, Berlino e Tirana. E se inizialmente il collante della mobilitazione erano i fondi all’istruzione, i temi si sono estesi al costo della vita, le politiche pubbliche oltre alle dure contestazioni ai venti di riarmo dell’Europa e la situazione a Gaza. E tra caos e violenza regna anche la cultura pop e meme attivismo, con i manifestanti che utilizzano l’ironia e i propri simboli generazionali per attirare l’attenzione dei media. Uno degli esempi è l’epsosizione ai cortei, in vari Paesi, della bandiera con il teschio e il cappello di paglia del manga ‘One Piece’, diventata simbolo globale di resistenza.

A Milano la manifestazione indetta sabato 17 ottobre dal movimento ‘Italia in Piazza’, a cui hanno preso parte cinquemila persone partite da piazza Duomo “ha evidenziato da subito – secondo gli investigatori – una composizione assolutamente eterogenea dei gruppi, tra i quali è stata notata una massiccia presenza di giovanissimi, sia italiani, molti di loro risultati naturalizzati di seconda generazione, che stranieri, quasi tutti vestiti di nero e molti travisati”. Insieme a a loro – spiegano ancora gli investigatori – hanno agito “anche altri gruppi di giovani che sulle prime non sembravano avere intenzioni aggressive e dalla composizione differente, che hanno però fatto da ‘massa critica’ ai primi, spalleggiandoli e affiancandoli”.

La guerriglia italiana scollegata dalle proteste di piazza

A differenza della Francia dove il confine tra casseur e manifestanti è meno chiaro, la guerriglia messa in campo nelle città italiane appare scollegata dalle manifestazioni di gruppi organizzati: sabato a Torino i manifestanti in piazza per il carovita hanno cercato di fermare i ragazzi pronti ad aggredire le forze dell’ordine e a saccheggiare la città chiedendo loro di togliersi i passamontagna. Sono volati spintoni.

L’unica cosa che sembra contare per gli assalitori è quella di voler cavalcare il malcontento sfruttando e inserendosi tra le proteste di alcune categorie che sono in piazza già da settimane (studenti e, chissà, nei prossimi giorni gli autotrasportatori?).

Ora si teme che l’autunno possa essere caldissimo e si attende il 30 ottobre, giorno in cui è stata indetta una mobilitazione a Roma. Meloni, a proposito di quanto accaduto ha detto: “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente, anche alla mobilitazione della Cgil con i leader della sinistra. Ma non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze”. Ed ha rinnovato una richiesta già fatta in passato alle opposizioni: “Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Il silenzio non è accettabile”.

E in Francia Macron minaccia di bloccare i cortei

L’epicentro della protesta è intanto la Francia dove, oltre a gruppi di estrema sinistra, sono scesi in strada i cosidetti casseurs. E le proteste sono arrivate fino al punto di dare alle fiamme il municipio di Limoges, un edificio del XIX.

“Questa sera proviamo tutti rabbia e verogna” ha detto il presidente francese  Emmanuel Macron, rivolgendosi alla nazione dopo il caos e le devastazioni a margine delle manifestazioni di sabato in Francia. “Nulla giustifica la violenza”, ha aggiunto. Dall’Eliseo, Macron ha parlato di un ”momento di estrema gravità” per la Francia. “Ieri, sabato 17 ottobre – ha proseguito – facinorosi appartenenti a un gruppuscolo di estrema sinistra, affiancati da numerosi delinquenti, hanno saccheggiato esercizi commerciali e sono stati distrutti edifici pubblici. Perché dare alle fiamme il municipio di Limoges? (…) Come si può arrivare a tanto? Nulla lo spiega, nulla lo giustifica. Proviamo tutti rabbia e vergogna”, ha deplorato Macron.

Macron ha poi annunciato che i prefetti di Francia potranno “prendere delle decisioni per proteggere le nostre città”, compresa quella di “vietare alcune manifestazioni”.

Ministro Interno si dimette: “In alcune città abbiamo perso il controllo”

Restando in Francia è molto amara la dichiarazione del ministro dell’Interno  Laurent Nunez il quale ha ammesso che la polizia ha “perso il controllo” in alcune città durante le violente manifestazioni scoppiate in tutto il Paese nel fine settimana.

Nunez ha parlato di una “mancanza di previsione” nei preparativi e ha reso noto di aver presentato le proprie dimissioni “poiché mi sentivo responsabile di tutto ciò che è accaduto”. Il presidente Macron ha però respinto le dimissioni “alla luce della necessità di un comando ininterrotto delle forze dell’ordine nel contesto attuale”. Emmanuel Macron ha sottolineato tuttavia che ci sono state alcune “lacune nella capacità di prevenzione e di raccolta di informazioni” che hanno portato a disordini, distruzioni e saccheggi di numerosi esercizi commerciali.

Published by
Lorenzo Briotti