"Mio marito mi diceva comando io, qui non è come in Italia e mi picchiava". La denuncia di una donna iraniana (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Parisa Shahvand, operatrice iraniana della Casa rifugio ‘Casa dei diritti delle donne’, era arrivata in Italia con i genitori nel 2000 quando aveva 15 anni. Sua madre e suo padre volevano farla “vivere libera”. A 30 anni purtroppo la donna ha perso il lavoro e ha deciso di tornare nel suo Paese d’origine, dove suo marito ha iniziato a essere violento con lei: “Mi disse qui su di te comando io, non è come in Italia. Ricordo la prima volta che sono stata picchiata con la cintura”, ha sottolineato Parisa, a margine dell’evento ‘Donne vita libertà: resistenza femminista in Iran’, tenutosi il 23 marzo scorso a Bari.
“Mi ha detto sei come una cavalla selvatica e ti devo addomesticare”, ha ricordato ancora Parisa. “Avevo una posizione sempre più alta della sua e a lui questa cosa non andava bene. E dopo una discussione nel negozio in cui lavoravamo mi ha rotto un dito. Inoltre mi diceva che dovevo portare il velo, non potevo dare la mano agli uomini e i suoi parenti decidevano tutto anche in casa mia”. “Non potevo uscire dall’Iran perché serviva il suo consenso. Allora andai alla polizia ma mi dissero ‘tu donna cosa hai fatto per meritarti questo?’. Quando gli ho detto che volevo lasciarlo mi ha minacciato con un coltello dicendo che poteva sgozzarmi e seppellirmi e non l’avrebbe mai saputo nessuno. Ed era vero perché ha molti parenti nella polizia morale”.
Poi la via di fuga, un visto per lei e i suoi due figli. Arrivata in Italia – ha spiegato la donna – sono andata in questura e poi dall’associazione Giraffa che mi ha aiutato”. “Io – ha evidenziato – voglio poter scegliere se tenere il velo addosso come un foulard perché mi fa freddo o in testa. Mentre in Iran le donne vengono frustate e lapidate, vengono uccise perché lottano per la libertà e i loro corpi non vengono neppure restituiti: prima di essere uccise vengono anche stuprate. Ai parenti delle vittime impongono di non piangere e li costringono a festeggiare sulle tombe dei loro figli. Le ragazze vengono vendute quando sono piccoline: a nove anni puoi essere sposa di un uomo di 60, 80 anni, e lui può venderti a chi vuole”. “Mi auguro – ha concluso – che per il nostro popolo sia la volta di una vera rinascita”.