Molesta online per tre anni una ragazzina, condannato a 20 anni per violenza carnale anche se i due non si sono mai incontrati (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
È stato condannato per violenza carnale, anche se non si è mai incontrato fisicamente con la vittima. Il caso arriva dall’Argentina, dove un uomo ha ricevuto una condanna a venti anni di carcere per azioni e minacce commesse tramite i social media, con messaggistica istantanea e videochiamate. Dall’altra parte dello schermo una minore di appena 12 anni, diventata sua “prigioniera”, dal 2020 al 2023. Il tribunale ha riconosciuto per la prima volta il concetto di “accesso carnale” senza contatto fisico: una sentenza di grande rilevanza giuridica e sociale.
I giudici Carlos Roberto Torti, Rodolfo Castañares e Verónica Vanesa Gerez, hanno infatti riconosciuto che può esistere abuso sessuale con accesso carnale senza contatto fisico e attraverso mezzi digitali. L’aggressore, identificato come Orlando Tristán Novillo, ha sottoposto la vittima a un controllo psicologico, con minacce e coercizioni, che l’hanno costretta a compiere atti sessuali sul proprio corpo. L’uomo ha manipolato la giovane, utilizzando identità false e nascondendo la sua vera età. Nel corso del tempo, l’ha sottoposta a un sistema di intimidazioni costanti, minacce di diffusione di materiale intimo, richieste sessuali e videochiamate dal contenuto esplicito, ottenendo un controllo costante sulla sua volontà e estorcendole anche del denaro, con la minaccia di rendere pubblici i suoi video.
“Durante quel periodo – si legge nella sentenza – la vittima è rimasta soggetta a una situazione di controllo e coercizione permanenti per più di tre anni, il che di fatto ha costituito una vera e propria prigionia di natura psicologica e digitale. In tale contesto, si tratta di una sopravvissuta”. “La sentenza – commenta la Procura – riconosce che questo tipo di violenza digitale può generare un reale e profondo asservimento della volontà. La sentenza lancia un messaggio chiaro: la violenza si esercita anche attraverso gli ambienti digitali e traccia un percorso per l’adeguamento del diritto penale alle nuove forme di violenza nell’era digitale”.