Morte David Rossi, la commissione d'inchiesta fa i nomi di due presunti coinvolti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Nuovi elementi emergono nell’inchiesta parlamentare sulla morte di David Rossi, ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla sede della banca nel marzo 2013. Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta ha riferito che, sulla base delle informazioni raccolte, sarebbero state individuate responsabilità differenti nell’organizzazione di un’azione intimidatoria che, secondo la ricostruzione prospettata, inizialmente non avrebbe dovuto provocare la morte dell’ex dirigente.
Gli elementi sarebbero emersi durante alcuni colloqui con detenuti svolti dai consulenti della Commissione. Il presidente ha precisato che le persone indicate non risultano indagate e che le ipotesi dovranno essere sottoposte alle necessarie verifiche. “Abbiamo deciso di trasmettere gli atti. Invieremo tutta la documentazione alla Procura. L’autorità giudiziaria saprà come muoversi”.
L’Ufficio di presidenza ha inoltre stabilito che le persone menzionate nelle testimonianze possano essere ascoltate attraverso una modalità che prevede l’assistenza di un avvocato difensore e la facoltà di non rispondere. Una procedura pensata per garantire il diritto alla difesa e consentire eventuali chiarimenti sulle dichiarazioni raccolte.
Il presidente ha sottolineato che le due testimonianze sarebbero concordanti rispetto alla ricostruzione della Commissione, aggiungendo che eventuali dichiarazioni false potrebbero comportare conseguenze penali. L’organismo parlamentare ha anche rivolto un appello a chiunque disponga di informazioni utili, invitando a rivolgersi alla Commissione stessa oppure all’autorità giudiziaria.
Uno dei soggetti citati ha respinto ogni coinvolgimento nella vicenda: “Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda”.
La moglie e la figlia di David Rossi hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare, ma anche forte preoccupazione per la diffusione delle notizie relative alla presunta individuazione di mandanti ed esecutori. Attraverso il proprio legale, hanno ribadito che nessuna pista investigativa deve essere esclusa, compresa quella interna alla banca, senza però anticipare giudizi sulle responsabilità individuali.
La famiglia ha richiamato la necessità di evitare “una condanna sommaria e mediatica”, sottolineando che l’attendibilità delle testimonianze e dei nomi emersi deve essere valutata esclusivamente dalla magistratura. Il legale ha inoltre evidenziato che eventuali dubbi su singoli testimoni non devono compromettere il complesso degli accertamenti e delle risultanze oggettive raccolte nel corso degli anni.
I familiari chiedono che le nuove informazioni siano esaminate dalla Procura e inserite nel quadro investigativo complessivo, senza limitare gli approfondimenti alle sole dichiarazioni emerse davanti alla Commissione. Secondo il legale, l’autorità giudiziaria deve esplorare ogni possibile movente e ricostruire integralmente quanto accaduto.
La richiesta è quella di un procedimento rispettoso del contraddittorio e dei diritti di tutte le persone coinvolte. La famiglia, ha spiegato l’avvocato, non intende accontentarsi di verità proclamate attraverso i media, ma vuole che eventuali responsabilità siano accertate in tribunale. “La famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media, pretende un processo giusto, secondo i principi sanciti dall’art. 111 della Costituzione, nel quale esercitare pienamente le proprie prerogative di persone offese, affinché sia solo un’aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio”.
La trasmissione degli atti alla Procura rappresenta quindi un passaggio importante, ma non equivale a un accertamento giudiziario delle responsabilità. Saranno gli eventuali approfondimenti della magistratura a stabilire la fondatezza delle nuove ipotesi investigative.