Morte di David Rossi, la nuova simulazione: ricostruita la caduta con uno, due e tre aggressori (foto da video) - Blitz quotidiano
Una vera e propria ricostruzione della scena, con comparse, movimenti e diverse ipotesi investigative. Si è svolta lunedì 28 mattina a Roma, nella palestra dell’Università del Foro Italico, la perizia disposta dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena deceduto nel 2013 dopo essere precipitato da un palazzo della banca.
Per l’occasione è stata ricostruita una finestra delle stesse dimensioni di quella presente nella sede storica di Mps, a palazzo Rocca Salimbeni. Un atleta dei carabinieri, scelto perché aveva una corporatura simile a quella di Rossi, ha simulato i possibili movimenti della vittima nei momenti precedenti alla caduta. Sono state quindi effettuate diverse prove di dinamica della traumatologia forense, prendendo in considerazione differenti scenari.
La simulazione ha previsto la presenza di un solo aggressore, di due oppure di tre, valutando anche condizioni differenti della vittima, sia in stato di coscienza sia di incoscienza.
Le operazioni sono state affidate al medico Robbi Manghi e all’ortopedico Marco Nigrisoli, insieme al tenente colonnello Adolfo Gregori del Ris e con la collaborazione dei vigili del fuoco. A seguire le attività era presente anche Gianluca Vinci, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, che ha escluso l’ipotesi del suicidio e sostiene la presenza di terze persone nella vicenda.
Nei giorni precedenti era stato ascoltato, in forma secretata, anche il collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio. La nuova perizia rappresenta quindi un ulteriore approfondimento sulla dinamica della morte di Rossi e sulle circostanze che potrebbero aver preceduto la caduta.
Intervenuto durante la trasmissione Storie italiane su Rai1, Vinci ha illustrato i primi elementi emersi dalla simulazione, parlando anche di alcuni dettagli ritenuti significativi: “Abbiamo trovato le prove del cinturino in volo, della sua ombra**. Qualcuno stava minacciando Rossi in modo molto molto pesante,** e, contrastando lui l’aggressione, è finita veramente male. Questo ulteriore approfondimento può farci capire chi può aver messo in atto e con quale forza un’azione sempre più chiara ai nostri occhi. L’opinione che ci siamo fatti non è che si sia trattato di un killer, ma di più persone andate lì con un motivo ben preciso, probabilmente legato al flusso enorme di soldi che passava dall’ufficio di Rossi, al fine di ricattarlo o estorcergli denaro”.
Le parole del presidente della commissione delineano dunque l’ipotesi investigativa di un’aggressione condotta da più persone, con un possibile movente legato all’attività professionale di Rossi. Le simulazioni effettuate a Roma dovranno ora essere valutate dagli esperti nell’ambito degli accertamenti della commissione.