Cronaca

Morte Fakir, la circolare del Viminale sotto esame: “Allentare la presa se ci sono segni di malessere”

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in relazione alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro. L’uomo è morto mentre veniva immobilizzato a terra da due agenti del commissariato Bolognina, con il supporto di un cittadino che gli teneva ferme le gambe.

Al momento, però, i due poliziotti non risultano formalmente indagati. La Procura ha infatti applicato il cosiddetto “scudo penale”, iscrivendoli nel registro 45 bis, utilizzato nei casi in cui emerge una possibile causa di giustificazione dell’operato degli agenti. Lo stesso provvedimento riguarda anche i quattro volontari della Croce Rossa intervenuti durante i soccorsi.

Secondo gli inquirenti, prima della fase ripresa nei video diffusi online, Fakir avrebbe manifestato un comportamento fortemente aggressivo, probabilmente legato a uno stato di alterazione. Le immagini acquisite, comprese quelle registrate dalla bodycam in dotazione al capopattuglia, dovranno chiarire l’intera sequenza dei fatti.

La circolare del Viminale finisce al centro delle verifiche

Tra gli elementi che gli investigatori stanno esaminando vi è anche una circolare del Ministero dell’Interno diffusa nel maggio 2026, che contiene indicazioni operative per gli interventi di contenimento fisico.

Il documento raccomanda che “qualora il soggetto mostri segni di malessere, la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare”. Inoltre viene sconsigliato di prolungare “la posizione di decubito prono e la compressione del torace per i rischi al sistema cardiaco e respiratorio”.

La Procura dovrà ora verificare se tali procedure siano state rispettate durante l’intervento. L’avvocato dei due agenti, Gabriele Bordoni, sottolinea che i suoi assistiti “non hanno usato il taser” e ricorda che l’intera operazione si è svolta sotto gli occhi di numerosi testimoni, oltre che dei volontari della Croce Rossa.

Attesa per l’autopsia e nuove polemiche

A stabilire le cause della morte sarà l’autopsia, considerata un passaggio decisivo per ricostruire quanto accaduto. Parallelamente proseguono anche le polemiche sulla diffusione di informazioni riguardanti il passato giudiziario della vittima.

L’avvocato Fabio Anselmo, incaricato dalla famiglia di Fakir, contesta che siano gli stessi appartenenti alle forze dell’ordine a svolgere gli accertamenti e parla «di una campagna di denigrazione della vittima», criticando la divulgazione dei precedenti penali del 42enne da parte del sindacato di polizia Coisp. Una ricostruzione che viene contestata anche dall’avvocata Donata Malmusi, che in passato aveva assistito Fakir. La penalista lo descrive infatti come “un uomo perbene, che voleva cambiare vita”.

L’inchiesta dovrà ora chiarire se le modalità dell’intervento siano state conformi ai protocolli previsti e se esista un eventuale collegamento tra le tecniche di contenimento adottate e il decesso del 42enne.

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Filippo Limoncelli