(Foto Ansa)
Una frana “come il Vajont”, per dimensioni e per potenziale distruttivo, che tiene Niscemi con il fiato sospeso. A dare la misura del fenomeno è il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano: “In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”.
Un confronto che pesa come un macigno su una città sospesa sull’orlo di un fronte franoso ancora attivo. Al momento non si registrano peggioramenti, ma la situazione resta estremamente delicata. “Dai dati a disposizione possiamo dire che non c’è un peggioramento, ma non possiamo ritenere che la frana si sia fermata”, spiega il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti.
“Il monitoraggio è in corso, anche se le condizioni meteo, con la pioggia di ieri e di oggi, non ci agevolano”, aggiunge, confermando l’attenzione costante dei tecnici sul versante instabile. Rimane stabile anche il numero degli sfollati: sono 1.309 quelli registrati negli elenchi della Protezione civile.
“Il numero rimane costante”, fanno sapere dal Comune. La quasi totalità ha trovato sistemazione temporanea da familiari o amici, mentre meno di un centinaio di persone ha scelto le strutture messe a disposizione dall’amministrazione comunale, tra il palazzetto dello sport e altri spazi appositamente allestiti. Intanto arrivano le prime misure del Governo per fronteggiare l’emergenza.
È previsto lo stop al pagamento dei mutui e delle altre obbligazioni per i cittadini colpiti, insieme ai primi interventi di sostegno per famiglie e imprese costrette a fermarsi. “Ci sarà una sospensione delle rate di mutuo e stiamo lavorando sugli ammortizzatori sociali necessari per le aziende ora inattive”, ha annunciato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, spiegando che alcune misure sono già pronte, mentre altre richiederanno un passaggio in Consiglio dei ministri. Sul fronte della sicurezza del territorio, è in arrivo anche un provvedimento restrittivo. Con un decreto verrà ampliata l’area di rischio e scatterà il divieto assoluto di edificare su una vasta porzione di territorio, per evitare nuove costruzioni in zone potenzialmente instabili.