Cronaca

Niscemi, in 30 anni mai spesi 25 milioni di fondi stanziati. Il racconto: “La mia casa doveva essere demolita 29 anni fa”

Nell’area di Niscemi, il paese siciliano sconvolto dalla frana, l’emergenza è iniziata nel 1997. Nel 2006 l’area venne dichiarata ad alto rischio, ma i finanziamenti (25 milioni di euro) sono rimasti nel cassetto.

L’area ha infatti un vincolo geologico R4, che indica una area di rischio molto elevato e dal 2007 c’è il divieto assoluto di costruzione. Ma già dal ’97 quando si verificò il primo grande evento franoso e poi negli anni successivi con diverse frane che hanno anche provocato la chiusura delle strade provinciali, tutti sapevano dei rischi per l’abitato. Nel 2019 la Regione siciliana aveva finanziato con 1,2 milioni di euro la stabilizzazione del versante ovest della cittadina, rimasto isolato per la chiusura della strada provinciale 12 sempre a seguito di una frana. Sarebbero inoltre stati stanziati fondi della Protezione civile nazionali spesi però per gli espropri e rimuovere e abbattere la case pericolanti.

Nell’aggiornamento del 2022 il rischio geomorfologico in alcune zone della cittadina era stato elevato rispetto a quello codificato nel precedente piano di assetto idrogeologico (Pai), la procedura tecnica e normativa con cui le autorità di bacino modificano le mappe e le regole di sicurezza del territorio. L’aggiornamento era stato fatto dopo le segnalazioni del Comune di Niscemi su fenomeni franosi risalenti al 2019 che si erano verificati in diverse zone, tra cui le strade provinciali 10 e 12, proprio quelle colpite dalla frana e ora impraticabili.

Come emerge dal decreto di allora, quattro anni fa furono effettuati sopralluoghi da parte dei tecnici per verificare crolli, smottamenti e fenomeni franosi segnalati dall’amministrazione comunale. Ma non sono seguiti interventi.

Niscemi, in 30 anni mai spesi 25 milioni di fondi stanziati (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

“Casa mia doveva essere demolita 29 anni fa”

Francesco Iannì, avvocato di Niscemi, ora è stato costretto ad abbandonare l’edificio dove aveva lo studio legale, una palazzina a tre piani in zona rossa, perchè a rischio. All’Ansa racconta che “la casa è stata realizzata nel 1975. Tutto in regola, i miei suoceri avevano la concessione”. “Poi, dopo la frana del ’97 fu ordinato lo sgombero dell’edificio nell’elenco di quelli da demolire. Ma in 29 anni nessuno l’ha abbattuto. E tra ordinanze di sgombero poi revocate si è arrivati ad oggi”, spiega. Perchè la casa. non è stata abbattuta? “Credo fossero finiti si soldi per le demolizioni”, ipotizza.

L’ex sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino dice che le acque del torrente Benefizio, sono da anni sotto osservazione per l’incidenza che hanno avuto nell’area della frana. Un progetto per irregimentare quelle acque, però, non è mai stato realizzato, nonostante i finanziamenti. Di Martino ricorda che “un progetto fu appaltato e affidato dalla Regione a un’azienda, il finanziamento era di circa nove milioni dei euro. I lavori, però, non partirono perché la ditta,  a causa del tempo trascorso dal progetto all’affidamento dei lavori, si trovò davanti a un’area mutata e non individuò le condizioni per intervenire. Si generò un contenzioso e la Regione revocò il contratto, a danno dell’azienda, stornando quei fondi per altre destinazioni”.

Di Martino, sindaco dal 2007 al 2012, oggi è consigliere comunale del Pd. “Nel 2023 – aggiunge – mi sono accorto che in Regione, il dirigente Cocina attivò un interpello interno, per individuare tecnici disponibili a far parte della direzione per la progettazione e i lavori degli interventi nel torrente Benefizio, con un finanziamento di circa 14 milioni di euro. Penso che si arriverà ai lavori ma non so quando, dato che siamo nel 2026”. Lo stesso Di Martino ha partecipato, tra il 2018 e il 2019, a uno studio che ha messo a confronto l’area del torrente Benefizio, con dati tratti da google earth.

“Abbiamo segnalato all’amministrazione comunale – aggiunge – che dal 2000 al 2017 il corso del torrente si è avvicinato al corpo della frana di almeno dieci metri, passando da circa 17 metri ad almeno 7 metri”.

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Lorenzo Briotti