Oggi la sentenza sul ponte Morandi, le scuse ad Autostrade per l'Italia: "Chiediamo scusa, è un'esigenza morale" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Le “scuse” di Autostrade per l’Italia arrivano con una lettera aperta dell’amministratore delegato Arrigo Giana, pubblicata nella giornata di ieri dal Corriere della Sera dall’azienda, alla vigilia del giorno della sentenza sulla tragedia del 14 agosto 2018 che arriverà nella giornata di oggi, giovedì 16 luglio.
“In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani”, scrive Giana ricordando in prima persona: “Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova”. E sottolinea: “Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità”.
“Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità”. Oggi l’azienda – viene ancora sottolineato – “è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”.
“Rompiamo il silenzio dunque”, scrive l’ad: “Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.
Il crollo del ponte Morandi provocò la morte di 43 vittime. Oggi è attesa la prima sentenza con i giudici che hanno chiesto in totale 400 anni di carcere. Si tratta di un dibattimento a carico di 57 persone iniziato il 7 luglio 2022, per un totale di 284 udienze. Per i sostituti procuratori Walter Cotugno e Marco Airoldi responsabili di quel disastro sono i vertici e tecnici dell’epoca e quelli passati di Autostrade, di Spea (la controllata che si occupava di vigilanza e manutenzione), del ministero dei Trasporti e del Provveditorato.
Secondo la procura, per anni si sarebbe risparmiato sulla sicurezza e le manutenzioni autostradali per garantire più dividendi ai soci. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Accuse per le quali sono stati chiesi quasi 400 anni di carcere e una assoluzione. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per Giovanni Castellucci, ex ad di Aspi. Lui ha sempre respinto le accuse: “Mi sento responsabile ma non colpevole”.
In quattro anni di dibattimento, davanti al presidente Paolo Lepri e ai colleghi Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori, sono stati sentiti 282 testimoni, quattro periti. Sono stati esaminati 12 imputati mentre in 21 hanno rilasciato spontanee dichiarazioni. All’inizio sono state ammesse oltre 200 parti civili (avevano chiesto di essere ammesse 658), ne sono rimaste 168 dopo che alcune hanno trovato un accordo. Quello per il crollo del ponte Morandi è un processo imponente anche per la mole di materiale cartaceo e informatico acquisito dalla guardia di finanza e quello prodotto in udienza. Oltre 12 terabyte di documentazione (compresi foto e video), 332 faldoni cartacei 352 i supporti informatici, 24213 le pagine trascritte, 10431 le pagine dei verbali riassuntivi, oltre 5 mila le pagine di memoria conclusiva dei pm. Sessantasette i difensori degli imputati, 33 quelli delle parti civili. Le due società Aspi e Spea sono uscite dal processo con un patteggiamento di quasi 30 milioni. Le indagini della guardia di finanza sono durate oltre tre anni. L’udienza preliminare è andata avanti per cinque mesi. Dopo il crollo erano nati altri tre filoni di indagine: quella sui falsi report sui viadotti, quella sulle barriere fonoassorbenti pericolose e quella sui falsi report sulle gallerie e la loro mancata messa in sicurezza. I tre filoni sono stati riunificati in un unico processo con 47 imputati.
“Siamo sbigottiti di leggere un comunicato dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana che chiede scusa a nome della società per la strage del ponte Morandi. Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno”. A dirlo è Egle Possetti, la portavoce del Comitato ricordo vittime dopo la lettera aperta dell’ad. “Domani (oggi ndr) sarà nota la sentenza di primo grado e oggi dopo oltre un anno alla guida della società l’amministratore delegato chiede scusa per il passato. Avevamo già sentito scuse tardive da parte dell’ad Tomasi pressato da un giornalista, oggi le sentiamo dal nuovo ad pressato dalla sentenza imminente; evidentemente gli amministratori di questa società parlano di scuse solo sotto la pressione degli eventi”.
Per la portavoce “le scuse dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece, i nuovi amministratori che via, via si apprestano a dirigere la società forse dovrebbero fare le scuse non appena nominati, spiegando però insieme alle scuse il loro piano dettagliato e molto convincente che vada in direzione opposta alla gestione pre crollo, le scuse non bastano occorrono sempre i fatti conseguenti”. Possetti conclude: “Vedremo sei i piani attuali di rinnovamento saranno proficui per la sicurezza, lo vedremo solo fra qualche anno, invito il nuovo ad a continuare a lavorare in questo senso, noi siamo preoccupati per la sicurezza, avendo purtroppo toccato con mano gli esiti nel caso in cui la stessa sia stata sempre sottovalutata”.